L'intelligence Usa accusa l'Iran di voler danneggiare Trump. Un'iniezione di veleno alla vigilia del dibattito

Giulia Belardelli
·Giornalista, HuffPost
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(Photo: Anadolu Agency via Getty Images)
(Photo: Anadolu Agency via Getty Images)

Russia e Iran hanno ottenuto informazioni sulle liste elettorali americane che potrebbero supportare i loro sforzi di interferire nelle presidenziali Usa. A poche ore dall’ultimo dibattito presidenziale, quando mancano meno di due settimane alle elezioni più polarizzate d’America, i vertici dell’intelligence statunitense lanciano la bomba mediatica: una notizia che sposta l’attenzione altrove, alla politica estera, a Teheran e Mosca, lontano dal disastro pandemico e da una battaglia politica sempre più infuocata. Il dito dell’intelligence guidata da John Ratcliffe, considerato un lealista di Trump, punta soprattutto contro l’Iran, il cui governo è accusato di essere dietro l’invio a elettori democratici di messaggi minatori che erano stati ricondotti ai Proud Boys, il gruppo suprematista di estrema destra citato dal presidente nel corso del primo dibattito.

“Vota per Trump il giorno delle elezioni o verremo a cercarti. Cambia la tua affiliazione al partito in Repubblicano per farci sapere che hai ricevuto il nostro messaggio e obbedirai”, questo il testo – riportato da Politico – di uno dei messaggi incriminati, la cui paternità era stata attribuita appunto ai Proud Boys. La svolta è arrivata mercoledì sera, in una conferenza stampa convocata con poco preavviso dai vertici dell’intelligence. “Abbiamo potuto confermare che alcune informazioni sulle liste elettorali sono state ottenute dall’Iran e, a parte, dalla Russia”, ha dichiarato Ratcliffe, direttore della National Intelligence, parlando con i giornalisti insieme al numero uno dell’Fbi, Chris Wray. “Questi dati - ha aggiunto - possono essere utilizzati da attori stranieri per tentare di comunicare informazioni false agli elettori registrati nella speranza di creare confusione, caos e compromettere la fiducia nella democrazia americana”.

L’accusa di Ratcliffe all’Iran - dopo che elettori democratici hanno denunciato di aver ricevuto messaggi minatori - è di aver utilizzato i dati ottenuti per inviare “email fasulle pensate per intimidire gli elettori, fomentare disordini sociali e danneggiare il presidente Trump”. Non solo: in base alle informazioni raccolte, il regime degli ayatollah intendeva adottare ulteriori misure per influenzare il voto nei prossimi giorni. Nessun dettaglio invece sulla Russia, già accusata di aver interferito nelle elezioni del 2016.

L’annuncio delle presunte interferenze iraniane, se da un lato riaccende l’attenzione sulla vulnerabilità del processo elettorale nell’era della cyber-guerriglia, dall’altro potrebbe finire per portare acqua al mulino di Trump. Da mesi, infatti, il presidente sostiene – senza prove – che il voto del 3 novembre sarà “truccato”, che i voti per corrispondenza porteranno a frodi diffuse e che l’unico modo in cui può essere sconfitto è con una truffa. Ora, alla vigilia del dibattito finale, può citare le accuse dell’intelligence come prove di campagne d’influenza straniera progettate per danneggiare le sue possibilità di rielezione, pur non avendo influenzato l’infrastruttura del voto.

Sia Teheran che Mosca respingono le accuse. Teheran ha convocato l’ambasciatore della Svizzera, che cura gli interessi di Washington nella Repubblica Islamica, per “protestare contro l’accusa di interferenze nelle elezioni” americane. Lo rende noto lo stesso ministero degli Esteri iraniano che bolla come “infondate” le ultime accuse arrivate dagli Usa. L’Iran, ha detto il portavoce Saeed Khatibzadeh in dichiarazioni riportate dall’agenzia Tasnim, “respinge le affermazioni ripetitive e le notizie inventate e ingannevoli dei funzionari del regime americano, sottolineando ancora una volta come a Teheran non importi chi dei due candidati” vinca le elezioni presidenziali del 3 novembre. Teheran, ha aggiunto il portavoce, “suggerisce agli Usa di desistere dai tentativi futili di rigirare le accuse sugli altri, accuse prive di fondamento, e di creare scenari sospetti”. Idem il Cremlino, secondo cui le accuse americane contro la Russia sono “assolutamente prive di fondamento” e rispondono a logiche elettorali interne.

Il sospetto di interferenze straniere, d’altronde, è solo l’ultimo agente inquinante in una campagna elettorale che ha raggiunto vette di polarizzazione assolute. Il tema è destinato a entrare nel dibattito televisivo che andrà in scena nella notte italiana alla Belmont University di Nashville. Trump ha già protestato per il fatto che la politica estera non sarà al centro del confronto: “avremmo dovuto parlare di affari esteri, è molto negativo, e penso che l’anchor sia una persona molto di parte... ma that’s my life , è la mia vita”.

La storia del microfono spento quanto parla l’avversario, poi, non lo convince affatto: “Penso che sia molto ingiusto”, ha dichiarato rilanciando le critiche alla decisione della Commissione per i dibattiti presidenziali di lasciare acceso il microfono solo di colui che sta rispondendo alla domanda del moderatore. Per ora, le accuse dell’intelligence le ha rilanciate su Twitter, convidivendo un articolo di Breitbart, sito bandiera dell’estrema destra americana. “L’Iran e la Russia hanno ottenuto informazioni elettorali, Teheran ha cercato di danneggiare il presidente Trump”. Un altro tassello del grande complotto per spodestarlo dalla Casa Bianca, altro veleno destinato a farsi ruggine negli ingranaggi di una democrazia inceppata.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.