L’interfaccia di Facebook per leggere la mente

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Due anni fa, nel corso dell'annuale conferenza F8, Facebook annunciò di stare lavorando su un’interfaccia di collegamento tra cervello umano e computer, che sarebbe avvenuta per mezzo di occhiali per la realtà aumentata. Due anni più tardi, i ricercatori del Facebook Reality Labs hanno dimostrato l’esistenza di un metodo per "leggere" velocemente parole e frasi dal cervello. Ciò apre la strada alla possibilità di riuscire a digitare frasi semplicemente pensandole.

Lo studio è stato pubblicato su Nature Communications, dove si legge che alcune persone, dopo aver ascoltato domande a risposta multipla, hanno risposto a voce alta: gli elettrodi che indossavano hanno analizzato le attività nelle zone del cervello associate alla comprensione e alla produzione del linguaggio. L’obiettivo era trovare in tempo reale schemi che corrispondessero a parole e frasi specifiche, e grazie ad alcuni complessi algoritmi i ricercatori sono riusciti a "leggere i pensieri" dei partecipanti al test. L’accuratezza di lettura oscillava tra il 61% e il 76%. Quel range acquista decisamente valore se si pensa che la possibilità di riconoscimento che il sistema avrebbe avuto con una risposta casuale sarebbe stata del 7%.

Digiteremo quindi con il pensiero? Come sempre, ipotesi di questo tipo sono ben lungi all’essere dietro la porta. Tuttavia, i ricercatori di Facebook hanno dimostrato quanto questa particolare tecnologia sia in grado di riconoscere parole pur in quantità limitata (ai partecipanti sono state poste solo nove domande, per le quali valevano 24 opzioni di risposta). Il che, sul lungo termine, fa pensare che la digitazione pensata potrebbe un giorno risolvere i problemi di chi, affetto da disturbi comunicativi, fatica a esprimersi compiutamente.

Le attuali interfacce cervello computer con cui quelle persone possono comunicare si basano su una tastiera virtuale con la quale si scrivono singole parole. La sfida del team di ricerca di Facebook invece di riuscire a realizzare un sistema del tutto non invasivo (a differenza del Neuralink di Elon Musk, che prevede l’impianto di elettrodi nel cervello) integrato in un dispositivo indossabile. Il team di Zuckerberg vorrebbe riuscire a codificare 100 parole al minuto, con un vocabolario di almeno 1000 lemmi.