Strage di Corinaldo: il primo indagato della banda nega tutto

"Sono entrato in quella discoteca dieci minuti prima della tragedia, non ho spruzzato lo spray e non ero in contatto con gli altri ragazzi". Da quanto si è appreso, sono i passaggi salienti delle dichiarazioni rilasciate oggi a Genova, in sede di interrogatorio di garanzia, da Andrea Cavallari, uno dei presunti componenti della banda modenese che, secondo gli inquirenti, ha colpito nella notte tra il 7 e l'8 dicembre scorso al 'Lanterna Azzurra Clubbing' di Corinaldo (Ancona), aiutandosi con uno spray urticante.

L'aria irrespirabile all'interno del locale ha messo in fuga i presenti e generato la calca che ha travolto e ucciso 5 adolescenti e una giovane mamma. Cavallari, assieme ai suoi presunti complici, è accusato di omicidio preterintenzionale in concorso e lesioni personali ai danni dei 197 presenti, oltre che di associazione a delinquere finalizzata all'esecuzione di diversi episodi di furto con strappo e rapina. Il ventenne, alla presenza del suo avvocato Gianluca Scalera, si è avvalso della facoltà di non rispondere a proposito delle altre 33 azioni delittuose, scippi e rapine da novembre 2018 a giugno di quest'anno, che la procura di Ancona gli addebita e che avrebbe commesso con alcuni membri della 'banda dello spray' e i cui proventi sono finiti nella mani di Andrea Balugani, titolare di un 'compro oro' e, secondo le accuse, il suo ricettatore di fiducia.

Vent'anni, nato a Modena e residente e Bomporto, senza un lavoro negli ultimi mesi, proprio Andrea Cavallari è ritenuto dagli inquirenti il capo di una delle squadre che colpivano nei locali notturni: al suo fianco aveva spesso Moez Akari e Souhaib Haddada, anche loro in carcere da venerdì notte. I suoi complici lo chiamavano 'staccatore', per la sua capacità di scippare oggetti di valore dalle vittime, ed "era solito portare con sé lo spray al peperoncino, che in più occasioni, ha utilizzato all'interno delle discoteche" (ma non a Corinaldo, ndr), come risulterebbe da un'intercettazione del 29 marzo scorso.

Gli interrogatori di garanzia proseguiranno domani con gli altri 5 membri della banda: Raffaele Mormone, 19 anni, di San Cesario sul Panaro, Badr Amouiyah, 19 anni, di San Prospero, Moez Akari, 22 anni, di Castelnuovo Rangone, Souhaib Haddada, 21 anni, di Bomporto, e Ugo Di Puorto, 19 anni, anche lui residente a Bomporto, anche loro accusati di omicidio preterintenzionale in concorso, lesioni personali, associazione a delinquere finalizzata all'esecuzione di diversi episodi di furto con strappo e rapina.

Particolarmente attese sono le risposte di Di Puorto, ritenuto colui che ha spruzzato la sostanza al peperoncino all'interno del 'Lanterna Azzurra Clubbing', lasciando il proprio dna sul tappo della bomboletta poi ritrovata all'interno del locale. Domani sarà sentito anche Andrea Balugani, 65 anni, di Castelfranco Emilia, titolare de 'Il castello', secondo gli inquirenti una "copertura per consentirgli di ricettare i monili" che gli arrivavano dalla banda, "a un prezzo di gran lunga inferiore rispetto all'effettiva quotazione di mercato e, così, da assicurarsi un illecito profitto".