L'intesa tra M5s e Pd potrà essere replicata alle regionali?

a. de virgilio, e. marioni e s. benfenati

Da ottobre e gennaio si voterà per le Regionali in Umbria (il 17 ottobre), in Calabria (a novembre, ma la data del voto non è ancora fissata e potrebbe slittare a gennaio in caso di primarie regolate da una legge regionale), ed in Emilia Romagna (fra novembre e gennaio). La domanda che si pongono tutti è se l'alleanza di governo che sta prendendo forma potrà essere replicata a livello locale, aumentando così le chance di battere un centrodestra che nei sondaggi resta lanciatissimo. Un 'cappotto' targato Lega nelle tre regioni sarebbe infatti un serio problema per l'esecutivo giallorosso, dal momento che l'opposizione avrebbe un argomento in più per accusarlo di non essere rappresentativo della volontà dell'elettorato.

In Calabria il dialogo è difficile

In Calabria il dialogo fra Cinquestelle e Pd parte in salita. Mentre a Roma si lavora per formare il nuovo esecutivo imperniato sull'inedito asse fra i due partiti, a Catanzaro si tenta di avviare un dialogo in vista delle Regionali che dovrebbero tenersi a novembre. Il tempo stringe e nei principali schieramenti si è ancora alla ricerca dei candidati.

A lanciare la palla dalle file del Pd a quelle grilline era stato giorni fa Ernesto Magorno, senatore renziano e sindaco di Diamante, oltre che ex segretario regionale del partito. Poi si sono registrati i "rumors" provenienti direttamente dal Nazareno registrati dalla stampa locale e la presa di posizione del commissario regionale del partito, Stefano Graziano.

"Il quadro nazionale - ha dichiarato Graziano - cambia anche gli scenari locali. Siamo disponibili e pronti a ragionare, andiamo oltre la candidatura di Oliverio, su una strada che il Pd della Calabria stava già seguendo, quella del rinnovamento. Abbiamo spiegato le ragioni per le quali riteniamo di dover cambiare e oggi possiamo farlo ancora di più con uno scenario nazionale che si può realizzare su base locale".

"C'e' stata - ha spiegato il commissario del PD - una riunione del gruppo dirigente all'inizio di agosto e abbiamo chiarito la posizione della segreteria e del commissario regionale esplicitando quella che era la nostra volontà di cambiamento, Oliverio sarà protagonista certo, non lo vogliamo tenere fuori, ma non candidato governatore. Al presidente della Regione Calabria abbiamo chiesto un atto di generosità e di responsabilità in un momento così delicato per contrastare l'avanzata di una destra pericolosa, xenofoba ed estremista. Con i 5 Stelle siamo disponibili a fare un ragionamento, lavoriamo a un candidato presidente di scenario diverso da condividere e che rappresenti il cambiamento". Dunque, uno dei possibili ostacoli al dialogo, cioè il governatore uscente Mario Oliverio, sarebbe rimosso.

Ma dal Movimento stellato, per ora, la risposta è no. Laura Ferrara, europarlamentare, fra le figure più ascoltate fra i grillini calabresi, è stata perentoria: "Sperare che in Calabria si possa realizzare ciò che in queste ore va delineandosi a Roma è improbabile, così come lo era quando a governare con il M5S c'era la Lega".

"Mi rendo conto - ha argomentato l'europarlamentare - che l'idea di un'alleanza con il M5s in Calabria è auspicabile per un partito che nonostante 4 anni e mezzo di governo regionale si ritrova ai minimi storici a causa di una classe dirigente completamente scollata da quelle che sono le reali problematiche del territorio. Vorrebbero creare per il Pd calabrese nuova credibilità politica attraverso il Movimento 5 stelle, ma le nostre regole non sono cambiate".

Magorno, però, non si è dato per vinto. L'occasione per rilanciare l'ha offerta un dibattito con alcuni sindaci svoltosi giovedì scorso a Belvedere Marittimo (Cs). "Il governo che sta per nascere - ha detto - è una grande opportunità, soprattutto per il Mezzogiorno. Negli ultimi governi - ha aggiunto - non ci sono stati uomini del Sud, auspico che personalità meridionali entrino nel nuovo esecutivo". Magorno ha lanciato non a caso il nome di un grillino eletto in Calabria: Nicola Morra, presidente della commissione antimafia. Poi ha ribadito che quella che si sta saldando a Roma è una formula da riproporre in Calabria.

"Serve una nuova fase politica" ha detto. E, approfittando della presenza di due giovani primi cittadini di centrosinistra - quello di Soverato, Ernesto Alecci, e quello di Palmi, Giuseppe Ranuccio - ha lanciato l'idea di un attivismo da parte dei primi cittadini in nome del rinnovamento. Gli ha risposto, sollecitato dal moderatore, Alecci: "Essere giovani non significa essere migliori. Personalmente intendo continuare a fare il sindaco della mia città".

Dal canto suo, Francesco Sapia, deputato pentastellato, ribadisce le riserve del Movimento. "Ancora - ha detto al "Quotidiano del Sud" - non c'è un governo nazionale e già in giro si parla di accordi elettorali per le Regionali, che, giova ribadire, non appartengono all'identità del Movimento 5 Stelle. Ci presenteremo alle Regionali della Calabria con un programma forte, centrato sui nodi della sanità, sulla pulizia e trasparenza dell'amministrazione regionale, sul contrasto della 'ndrangheta e su come assicurare lavoro, sviluppo e dignità ai calabresi, ai giovani, agli anziani, ai più deboli. Non ci interessano accordi per vincere, non è nel nostro dna".

Sapia, comunque, non nega "la possibilità di un confronto sui temi, il che - precisa - non significa alleanza. Prima, però, - aggiunge - serve l'esempio da parte del Pd". Fa muro anche Federica Dieni, altra deputata del Movimento: "La possibile nascita di un governo targato Movimento 5 Stelle e Pd non significa in alcun modo che la stessa alleanza debba essere replicata nelle regioni e nelle varie realtà locali prossimamente chiamate al voto". 

In Emilia sì al dialogo ma no agli automatismi

 Il cambio di scenario politico a livello nazionale potrà avere "ripercussioni" anche sulle amministrazioni locali. Tuttavia, "sulle alleanze non scatterà nessun automatismo, nessun elemento meccanico che porta a dire 'quello che si fa a Roma si fa anche sui territori'. Pensiamo che non si debba rincorrere nessuno ma si debba essere, al contempo, pronti a dialogare con tutti, compreso il Movimento 5 Stelle. Soprattutto quando il dialogo è sugli obiettivi, sui programmi e sui valori": Paolo Calvano, segretario Pd in Emilia Romagna, intervistato dall'AGI, 'apre' con prudenza ad una futuro accordo anche sul territorio con i 5 Stelle in vista delle prossime elezioni regionali.

Un 'banco di prova' per il Pd in una regione storicamente 'rossa' ma ora a tinte 'sbiadite' e ora più che mai contendibile dopo il 'successo' della Lega, primo partito alle scorse elezioni europee. Ci sono dei temi comuni in Emilia Romagna tra Pd e 5 Stelle? "In questa legislatura - ha risposto Calvano che è anche consigliere regionale - sono obiettivamente già emersi alcuni elementi che hanno visto Pd e 5 Stelle votare insieme. Penso al provvedimento sul taglio dei costi della politica in Regione, o alla legge contro le discriminazioni. Lo stesso Movimento 5 Stelle - ha osservato ancora il segretario dem - dice che Bonaccini ha messo in campo provvedimenti che, loro per primi, avevano proposto; lo dicono spesso in polemica però c'è un elemento di fatto: sono provvedimenti in cui i 5 Stelle credevano e che la giunta Bonaccini ha fatto".

Allo stesso tempo in alcuni ambiti, non certo di secondo piano, come le grandi opere, Pd e 'grillini' guardano, anche in Emilia Romagna in direzioni opposte. Con i 5 Stelle "fratture e scontri ci sono stati e forse si saranno ancora. È chiaro - ha spiegato Calvano - che su alcuni temi occorre vedere se queste distanze si ridurranno o si amplificheranno".

Un terreno di possibile 'mediazione' potrebbe proprio essere, secondo il segretario dem, il percorso sull'autonomia differenziata intrapreso dalla Regione. "L'autonomia in salsa emiliano-romagnola non toglie un euro a nessuno e consente di usare al meglio le risorse che già oggi sono utilizzate per la regione. Per quanto riguarda la scuola - ha chiarito Calvano - la nostra proposta è assolutamente distante da una regionalizzazione dei docenti perché la scuola è una e nazionale". Dunque, su un tema come l'autonomia "margini per una via comune" con i 5 Stelle "a partire da Roma e poi a caduta su l'Emilia Romagna, ci possono assolutamente essere".

Per Calvano, infine, una eventuale alleanza giallo-rossa per il voto in regione non deve però essere 'contro' la Lega ma basata sul "fare" e sulla condivisione di un programma. "Le alleanze 'contro' non hanno mai funzionato più di tanto, rischiano di essere operazioni dal fiato corto. Le alleanze hanno senso - ha detto - se c'è una condivisione sulle cose da fare. La logica dell'allearsi contro il nemico comune, non appartiene all'Emilia Romagna perché vogliamo essere una regione del fare". Poi un messaggio alla Lega. "Noi abbiamo rispetto per tutti ma non abbiamo paura di nessuno. Quindi - ha concluso il segretario del Pd in Emilia Romagna - non sarà la paura a determinare le nostre alleanze ma saranno i programmi".

In Umbria la partita più difficile

È in Umbria che il Pd si gioca la partita più difficile, dopo l'inchiesta sulla Sanità che ha portato all'arresto del segretario locale del Pd, Gianpiero Bocci, e del responsabile regionale della Sanità, Luca Barberini. Fu indagata anche la governatrice Catiuscia Marini, poi dimessasi per lasciare il posto al suo vice Fabio Paparelli. Difficile per un partito come M5s, che fa della legalità e della lotta alla corruzione le sue bandiere, possa trovare un'intesa con i dem senza suscitare malcontento nella base. 

"In una regione come l'Umbria la sensibilità culturale dell'elettorato M5s è piu' vicina a quella di Centrosinistra, a cui ha eroso consensi. Starà al candidato presidente della coalizione, che sarà un civico, la capacità di costruire un'alleanza più ampia possibile", ha detto all'Agi Paparelli, "in Umbria occorre aprire una fase politica nuova. Non c'è piu' l'egemonia del Pd, non siamo autosufficienti e abbiamo bisogno di rinnovarci e di fare nuove alleanze - sostiene Paparelli - se sar possibile formare un'ampia coalizione, staà' al candidato presidente".

Ciò che conta è quindi discutere sui temi e trovare la strategia migliore per sconfiggere il centrodestra: "Mi interessano i contenuti per battere la destra che nella nostra Regione ha dato prova di una notevole incapacità di governo. Basti pensare a Terni, dove hanno già perso la maggioranza e stanno riportando il Comune in dissesto finanziario".

"Il mondo civico con il quale stiamo costruendo un progetto di centrosinistra largo, aperto ai moderati, dovrà discutere con tutte le forze politiche che vogliono impedire che l'Umbria vada agli amici di Salvini. Magari lo farà dialogando con il M5s. Un dialogo che in Umbria è aperto a prescindere da ciò che succedera' a livello nazionale", dice il commissario del Pd umbro, Walter Verini, "se dovesse formarsi il governo è evidente che il dialogo tra Pd e M5s potrebbe essere facilitato. Ma bisogna dialogare senza preclusioni. Si faranno riunioni sul programma e, se ci sarà convergenza, non vedo perché si debbano attendere le scelte compiute a Roma".

Il confronto, insomma, è aperto, a partire dai temi cari al centrosinistra quali lavoro, legalità e ambiente. "Bisogna che tutte le forze si trovino a dialogare senza preclusioni - afferma il commissario - sulla base di nuove idee per l'Umbria, che preservino quel tanto di buono che c'è e che introducano radicali elementi di discontinuità". Intanto, dall'assemblea del Pd convocata per stamattina a Perugia potrebbe uscire il nome del candidato presidente della coalizione, uno tra le personalità civiche che hanno dato in questi giorni la propria disponibilità. "Questo nostro progetto civico sociale è molto competitivo e può battere la destra arrogante di Salvini, che ha danneggiato Italia - conclude Verini - l'Umbria non vuole essere danneggiata da Salvini".