L'inutile guerra di Horace Smith contro i castori, rivalutati dal figlio

WOLFRAM STEINBERG / DPA / DPA PICTURE-ALLIANCE VIA AFP

AGI - Combattere i castori o adottarli e farsi aiutare? È il dilemma antico della famiglia Smith, di papà Horace e del figlio Agee. Il primo li combatteva a suon di dinamite, racconta il New York Times, e non certo “per meschinità o crudeltà: era una lotta per l'acqua” perché il signor Smith accusava i castori “di aver allagato alcune parti della sua proprietà, Cottonwood Ranch, e di averne asciugate altre” con la loro azione di roditori e costruttori di dighe, deviando il corso di torrenti e fiumi.

Horace Smith è scomparso nel 2014 ma il figlio Agee ha un atteggiamento del tutto opposto: alla fine ha rilevato il ranch e con i castori sta facendo la pace, sostenendo che dare “il benvenuto ai castori al lavoro sulla terra è una delle cose migliori che ho fatto”. Pertanto, mentre il riscaldamento globale intensifica la siccità, provoca le inondazioni e gli incendi, Agee Smith è diventato il leader di un numero crescente di allevatori, scienziati e altri persone amiche del castoro che vedono queste creature non solo come aiutanti, ma come pelose armi di resilienza climatica.

Tutto il contrario di cò che ha fatto nel corso della sua vita papà Horace. E, sapientemente, non a torto.

Quando l'anno scorso il Nevada ha subito una delle peggiori siccità mai registrate prima d'allora, “le pozze create dai castori hanno contribuito ad abbeverare il suo bestiame con abbastanza acqua” così come “quando le piogge arrivavano stranamente forti e veloci, la vasta rete di dighe rallentava il torrente d'acqua che infuriava giù per la montagna, proteggendo il suo raccolto di fieno”.

Insomma, Agee ha scoperto che “con l'aiuto dei castori, i torrenti si sono allargati in zone umide che attraversano il deserto di artemisia, pulendo l'acqua, dando vita a nuovi prati e creando una barriera contro gli incendi”, scrive il Times, che però riconosce: “È vero, i castori possono essere partner complicati. Sono roditori selvaggi, grandi come il bassotto gigante, con un'ossessione per la costruzione di dighe. E quando creano ostacoli e generano conflitti non si può far a meno di parlarne perché i castori inondano strade, campi, foreste di legname e altre aree che le persone vogliono tenere asciutte. Hanno abbattuto alberi senza pensare se gli esseri umani li avrebbero preferiti in piedi. In risposta ai reclami”, tant'è che proprio l'anno scorso “il governo federale ha ucciso quasi 25.000 castori”.

Eppure hanno una loro efficacia: i castori aiutano a immagazzinare anche molta acqua senza spesa alcuna, il che è sempre più cruciale nell'arido Occidente. E non solo aiutano con la siccità. La loro ingegneria attenua le inondazioni torrenziali dovute a forti piogge o lo scioglimento della neve rallentando l'acqua. Riduce l'erosione e ricarica le falde acquifere.

E le zone umide create dai castori possono avere l'ulteriore vantaggio di eliminare l'anidride carbonica dall'atmosfera e “svolgono un doppio dovere ambientale, perché affrontano anche un'altra crisi scatenata dall'uomo: la dilagante perdita di biodiversità”.

Da che erano considerati dei nemici, ora lo slogan è diventato: “Dobbiamo riportare i castori al lavoro”. Perché sono una parte fondamentale di un piano d'azione per il clima. “Una forza di 15-40 milioni di ingegneri ambientali altamente qualificat