A Lione si apre il processo di appello al cardinale Barbarin -5-

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Roma, 28 nov. (askanews) - A marzo scorso, infine, è arrivata la condanna in primo grado. Che riconosce, dunque, la fattispecie penale della "non denuncia". Il porporato, che aveva subito annunciato sia l'intenzione di rassegnare le dimissioni nelle mani del Papa sia - paradossalmente - la decisione dei suoi avvocati di fare ricorso, ha poi comunicato, il giorno dopo un'udienza papale, avvenuta il 18 marzo, che Francesco aveva rifiutato le sue dimissioni "invocando la presunzione di innocenza" e gli aveva lasciato la decisione da prendere per il bene della diocesi.

Barbarin ha conseguentemente scelto di prendere un "certo periodo" di ritiro, affidando la guida della diocesi al suo vicario generale moderatore, il padre Yves Baumgarten. Ma il consiglio presbiterale, il consiglio diocesano del diaconato e il consiglio dei laici della diocesi di Lione avevano invitato Barbarin a rassegnare nuovamente le dimissioni nelle mani del Papa, denunciando la "crisi di governo" dell'arcidiocesi, avevano "espresso le sofferenze e le incomprensioni vissute attualmente dai laici e dai preti della nostra diocesi", aveva riferito lo stesso reggente dell'arcidiocesi, auspicando "una soluzione più definitiva" per la vita della Chiesa locale. E a giuno lo stesso padre Yves Baumgarten annunciò la nomina di Michel Dubost, amministratore apostolico "sede plena et ad nutum Sanctæ Sedis", e dunque a disposizione della Santa Sede in una sede vescovile che non è vacante poiché, come spiegò la stessa arcidiocesi, "il cardinale Philippe Barbarin resta nel titolo arcivescovo di Lione, mentre i suoi poteri di vescovo diocesano sono trasferiti all'amministratore apostolico".

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