L'ipotesi liste civiche spacca i 5S: "Che direbbe Gianroberto?"

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Finisce inevitabilmente per creare scontenti, da Nord a Sud, la lista definitiva dei candidati del Movimento 5 Stelle alle elezioni europee del 26 maggio. Alle critiche piovute da più parti sui vertici grillini per la scelta di inserire 5 capilista esterne si sommano le lamentele degli esclusi dalle liste finali consegnate oggi in Corte d'Appello. Ad esempio nel Nord Est, dove per il M5S corre come capolista la giornalista antimafia Sabrina Pignedoli, è stata 'tagliata' Tiziana Cipriani (453 voti ottenuti al secondo turno delle 'europarlamentarie'). Il motivo dell'esclusione viene spiegato in una mail inviata ieri pomeriggio dallo 'staff' M5S a Cipriani: "Ti comunichiamo che a seguito di alcuni controlli è risultata un'incoerenza su quanto da te dichiarato all'atto della candidatura", pertanto "il tuo nominativo è stato escluso dall'elenco dei candidati".  "Non ho il piacere di sapere, malgrado le mie richieste, il motivo dell'esclusione" dice all'Adnkronos Cipriani, la quale ha deciso di mettere nero su bianco la sua amarezza in una missiva indirizzata a Luigi Di Maio. "Non abbiamo più nulla che ci distingua dal peggior partito sulla piazza", scrive l'attivista M5S annunciando la sua fuoriuscita dal Movimento 5 Stelle. Non è andata meglio al Sud per Otello Chimenti, che ha vissuto 24 ore sull''ottovolante' vedendosi prima ammesso e poi, a sorpresa, escluso dalla lista definitiva dei candidati nella circoscrizione Italia Meridionale consegnata oggi dalla consigliera regionale Valeria Ciarambino in Corte d'Appello a Napoli. L'attivista calabrese che lavora nella Polizia Postale ieri ha ricevuto una mail nella quale veniva spiegato che "a seguito di alcune defezioni tra i candidati" il suo nominativo sarebbe stato incluso nelle liste per le europee.  Oggi la doccia fredda. In un nuovo messaggio ricevuto da Chimenti alle 14.39 si legge che "a seguito di alcuni controlli e reintegri di candidati" il suo nominativo "non sarà incluso nella lista". "Posso solo dire che, non per questa vicenda, ho perso fiducia in chi gestisce queste procedure", il commento all'Adnkronos di Chimenti.  Sempre dalla lista per il collegio Sud scompare il nome di Aniello Nazaria, che si era classificato al settimo posto (grazie ai 925 voti ottenuti) nell'elenco partorito dal Blog M5S dopo il secondo turno delle europarlamentarie.  Rimanendo ancora nel Meridione - dove correrà come capolista la docente Maria Chiara Gemma - si registra qualche malumore sul nome di Luigi Napolitano, ingegnere gestionale molto vicino a Di Maio e fondatore, nel periodo in cui frequentava l'università Federico II di Napoli, dell'associazione di studenti di ingegneria a cui aderì il capo politico 5 Stelle.  Inoltre, nel Nord Ovest non figura nella lista definitiva Daniela Marenco (quinta classificata con 967 preferenze su Rousseau dopo il secondo turno online), funzionario tributario all'Agenzia delle Entrate dal 2010 e - si legge sul profilo della candidata su Rousseau - da novembre 2018 a febbraio 2019 in comando presso l'ufficio legislativo del Mise.

di Antonio Atte  

Di Maio, se ci sei batti un colpo. Una parlamentare grillina passeggia nervosamente su e giù per uno dei corridoi della Camera. E parla in maniera concitata con alcuni suoi colleghi. Al centro della discussione, la debacle abruzzese del M5S. E la richiesta di una assemblea congiunta che ancora non è all'orizzonte, nonostante il pressing di una buona fetta del gruppo parlamentare.Dopo la disfatta elettorale in Abruzzo, sul banco degli imputati ci sono i vertici 5 Stelle, a partire da Luigi Di Maio, che si è chiuso in un lungo silenzio, interrotto solo da alcune considerazioni consegnate al Corriere della Sera. Tra cui la svolta - anticipata ieri dall'Adnkronos - che potrebbe portare presto alla caduta di uno dei tabù più granitici del Movimento 5 Stelle: il no alle alleanze a livello locale.  

Se infatti i piani alti del M5S sembrano accarezzare l'idea di aprire alle liste civiche - benedetta anche da alcuni eletti storicamente 'critici' - nella compagine parlamentare non manca chi vede questa ipotesi come il fumo negli occhi. "Che direbbe Gianroberto?", è il mantra che rimbalza tra gli eletti. Uno dei più scettici è il deputato Davide Galantino, colui che proprio alcuni giorni fa ha depositato una proposta di legge 'anti-ammucchiate' che punta a 'disboscare' la selva di liste civiche che partecipano alle elezioni comunali. "Personalmente - spiega Galantino - non credo nelle alleanze, credo nei programmi. Ora dobbiamo cercare di valutare gli errori fatti e ripartire. Questo penso". 

"La mia proposta - aggiunge il parlamentare della Commissione Difesa - è orientata a risolvere l'annosa questione delle elezioni amministrative dei comuni con più di 15mila abitanti, come già avviene nei comuni più piccoli, dove puntualmente spuntano numerose liste di candidati. Ogni lista, sosterrebbe un solo candidato sindaco. A mio avviso è la condizione migliore per portare avanti il programma senza subire i ricatti di chi ha portato più voti". 

Contrarie all'ipotesi di aprire alle civiche anche le senatrici 'ribelli' Elena Fattori e Paola Nugnes. "Nel Lazio - dice Fattori all'Adnkronos - abbiamo il più alto numero di sindaci del Movimento e abbiamo raggiunto questo obiettivo senza alleanze. Magari i vertici dovrebbero analizzare i modelli che funzionano anche se non sono del loro territorio. Il buon Gianroberto (Casaleggio, ndr) avrebbe detto 'non puoi cambiare un sistema usando gli stessi mezzi che hanno contribuito a costruirlo': si lavori piuttosto per cambiare i sistemi elettorali locali". Tranchant il commento di Nugnes: "Questo non è più il Movimento". 

Andrea Colletti si segnala invece come uno dei favorevoli. "Mi sembra una buona idea, lo dico da un po' di anni... ma bisogna fare attenzione", avverte il deputato abruzzese parlando con l'Adnkronos. "L'espressione società civile - osserva - mi fa un po' paura perché spesso dietro la cosiddetta società civile si nascondono personaggi incivili. Ma con le nostre regole può essere buona idea. E' una svolta che va gestita bene, facendo attenzione a chi rischi di mettere dentro". 

Perplessa la deputata Doriana Sarli. "Spesso in passato abbiamo lavorato sui temi, nei nostri territori con altri gruppi di cittadini attivi che poi si sono organizzati in liste civiche con le quali avremmo tranquillamente potuto andare insieme in elezioni locali. Se ci si apre ad alleanze, spero ci si apra solo a chi vede la politica come una forma istituzionale di attivismo e non altro. La mia grande preoccupazione è, come al solito: chi deciderà? Saranno gli attivisti locali che ben sanno e conoscono chi sono i componenti delle altre liste o scelte calate dall'alto solo per avere qualche voto in più?", si chiede la parlamentare campana. 

Il dibattito interno al M5S verte anche sulla definizione della struttura di cui, a detta di molti, il Movimento dovrebbe dotarsi per ricucire il rapporto con i territori e invertire il trend che finora ha visto i pentastellati il più delle volte soccombere nelle competizioni locali.  

"Serve una squadra di coordinamento, che colleghi i sindaci con la parte governativa" dice a microfoni spenti una deputata, ricordando che il tema fu sollevato in occasione di una assemblea congiunta di qualche mese fa: "Dobbiamo valorizzare il lavoro dei sindaci e dei consiglieri comunali: se non si punta su questo, non andiamo da nessuna parte".