L'ira dei dem: "No all'ultimatum, si trovi accordo"

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Proteste e lamentele dalle file del Pd contro la decisione del M5S di sospendere, per ora, la trattativa. Dai pentastellati è arrivato l'ultimatum a chiarire la posizione dei dem sulla premiership di Giuseppe Conte, prima di continuare la discussione sul programma. "Ma quale veto su Conte? La realtà è che non c'è nessun veto, visto che ieri c'è stato un incontro tra il segretario Zingaretti e Conte..", non ci sta il capogruppo alla Camera Graziano Delrio, che bolla le dichiarazioni di Di Maio come 'scuse'. 

"Noi puntiamo a una cosa seria e concreta, non siamo stati certo noi a interrompere il dialogo, ma Di Maio. L'incontro è stato annullato da loro, non certo da noi - chiarisce Delrio - Speriamo che qualcuno prenda in mano la situazione". Per il senatore "non è naufragato nulla, è inspiegabile infatti l'annullamento della riunione di oggi da parte del M5s, uno stop voluto da loro".  

Anche Francesco Bonifazi, senatore Pd, rimarca l'importanza di una discussione che superi il nome: "Sono uno serio e responsabile. Credo al Governo Istituzionale. E mi va bene anche Conte. Ma se devo accettare Di Maio al Viminale, per me si può andare a votare subito #CrisiDiGoverno", scrive in un tweet. 

La vicesegretaria del Pd, Paola De Micheli, si scaglia contro gli ultimatum a 5 Stelle: "Sono tre giorni che il Pd parla di proposte: salari, ambiente, sviluppo e imprese, infrastrutture, scuola e cultura. E il M5S risponde soltanto per ultimatum".  

"Noi vogliamo impegnarci per un progetto utile all'Italia: lavoro, salari, detassazione, ambiente, sviluppo, scuola - rincara la dose Antonio Misiani, il cui nome circola come possibile candidato al ministero dell'Economia - Se i 5 Stelle sono d'accordo su questo, troveremo l'accordo sulla squadra per dare all'Italia un governo stabile. No ultimatum, prima il programma". 

Franco Mirabelli, vicepresidente dei senatori Pd, chiede un gesto di responsabilità: "Continueremo a farlo convinti che all'Italia serva un governo di svolta. Vogliamo capire se il M5S sta facendo lo stesso. Non ci possono essere diktat o ultimatum sui nomi. Prima vengono le soluzioni ai problemi del Paese". 

Debora Serracchiani inaugura anche l'hashtag #NoUltimatum: "Siamo al tavolo con M5S da tre giorni per parlare di salari, ambiente, ripresa dell'economia, diritti. Dall'altra parte arrivano solo ultimatum, rilanci sui nomi e non sui programmi. Il Pd è unito, speriamo che anche M5S riesca a mettere prima il bene del Paese". 

"Se si vuole veramente arrivare a un accordo - minaccia Emanuele Fiano - basato su contenuti e programmi utili al Paese, i Cinquestelle devono abbandonare il metodo degli ultimatum e confrontarsi sulle cose concrete da fare. E' da giorni che il Pd è impegnato su questa strada in un proficuo lavoro che non va disperso". 

Dal Pd chiosa Alessia Rotta, alludendo a un possibile ripensamento del capo dei pentastellati: "Chi alza continuamente la posta vuole far fallire la trattativa. Se non ci sarà accordo, il responsabile sarà esclusivamente chi sta giocando una partita personale. Noi lavoriamo per dare governo serio al Paese. Se Di Maio vuole tornare da Salvini lo dica".