Lisa Ginzburg: "Considero l’istituzione famiglia in partenza fallimentare"

Flavia Piccinni
·Scrittrice e giornalista
·2 minuto per la lettura
BOLOGNA, ITALY - MARCH 26: Italia writer and authoress Lisa Ginzburg unveils her latest book "Pura Invenzione" at Coop Ambasciatori bookshop on March 26, 2019 in Bologna, Italy. (Photo by Roberto Serra - Iguana Press/Getty Images) (Photo: Roberto Serra - Iguana Press via Getty Images)
BOLOGNA, ITALY - MARCH 26: Italia writer and authoress Lisa Ginzburg unveils her latest book "Pura Invenzione" at Coop Ambasciatori bookshop on March 26, 2019 in Bologna, Italy. (Photo by Roberto Serra - Iguana Press/Getty Images) (Photo: Roberto Serra - Iguana Press via Getty Images)

La voce di Lisa Ginzburg, quando mi risponde da Parigi, si rivela in un’inaspettata e soave delicatezza. Mi racconta dell’incertezza e dello smarrimento che avvolge la città dove vive da anni, della gioia per il Premio Strega che la vede nella dozzina finalista con “Cara Pace” (Ponte alle Grazie); mi racconta anche di quella sensazione di sorpresa continua che scandisce fin dall’arrivo in libreria le sue giornate. Il suo ultimo romanzo, accolto felicemente dalla critica e dal pubblico, racconta di Nina e Maddalena, due sorelle quasi coetanee, diverse eppure legatissime. La narrazione le coglie bambine a Genzano, dunque in una casa nella Capitale affacciata sul Tevere. Lo sguardo dell’autrice le accompagna nei destini che si formano per la prima a Parigi, per la seconda a New York; destini interrotti anni prima, che cercano di risanare ricordando il passato e ammorbidendo i dolori.

Si tratta di una storia dominata dalle donne, dall’abbandono e dall’amore. Una storia che mi fa tornare in mente un articolo dell’autrice di molti anni fa, in cui notava come “nessuno è di nessuno”. Questa certezza emerge discretamente dalla scrittura, e quando le domando contezza, l’autrice fa una lunga pausa. E, poi: “In effetti il mio romanzo è fatto di rapporti molto stretti, e racconta come sia necessario svincolarsi anche da amori così vicini”.

Un po’ come quello che fa Gloria, la madre, che lascia tutto e scappa inseguendo in apparenza l’amore. O forse, e piuttosto, la salvezza.

Lei adora le figlie, ma da loro si sottrae. È come se non volesse essere preda o dominatrice, e scelga di allontanarsi per sfuggire a una dinamica di possesso. Anche per questo lei è la mia figura più luminosa.

Forse è anche il cuore pulsante del romanzo. Una figura che, in dissolvenza, racconta cosa è una madre, e cosa svela la sua assenza.

Fra le due...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.