L'Islanda piange il ghicciaio Okjokull, ma non sarà il solo -3-

Lme

Milano, 19 ago. (askanews) - Tra gli islandesi la consapevolezza dell'impatto umano nei cambiamenti climatici, o meglio nell'accelerazione del fenomeno, è molto forte. Come ha raccontato un reportage del New York Times nei giorni scorsi molte fattorie si stanno attrezzando per arrivare rapidamente alla neutralità delle emissioni, che qui si punta a ottenere intorno al 2040. Ma per gli ambientalisti anche questo non basta per permettere all'Islanda di restare una nazione prospera e un modello. E se questo discorso vale per uno Stato di soli 350mila abitanti, pur date condizioni molto particolari, si aprono scenari inquietanti per quanto riguarda le possibili conseguenze dei cambiamenti climatici nel resto del mondo, in aree e Paesi che già di partenza godono di condizioni ancora più difficili e vaste rispetto all'Islanda. Che comunque, con la sua perifericità nordica, oggi sembra un campanello d'allarme impossibile da non ascoltare.

"Una gran parte dell'energia rinnovabile - ha aggiunto la primo ministro Jakobsdottir - viene prodotta nei nostri fiumi glaciali, e da questi produciamo energia elettrica: dobbiamo essere consapevoli di questo fatto. Perché la scomparsa del ghiacciaio avrà effetti su tutto il nostro sistema energetico". E il discorso della premier, pronunciato proprio davanti al defunto Okjokull, assume un valore che va al di là della specifica vicenda artica e, in qualche modo, investe tutti noi.