L'Italia al lavoro per diventare più green

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È in corso a Milano l'Italian Energy Summit 2021, dibattito sulla strategia energetica delle imprese italiane nel quale i principali leader del settore energetico si sono riuniti per confrontarsi sul percorso di transizione e le strategie più efficaci per raggiungere un’economia a basse emissioni.

La prima giornata è stata aperta da Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica: «Abbiamo un piano molto ambizioso che segue i target previsti dall’accordo di Parigi sulla decarbonizzazione al 55% nel 2030 rispetto ai valori del 1990: significa che dovremmo arrivare al 2030 ad avere oltre il 70% dell'elettricità prodotta da sorgenti rinnovabili. Ciò vuol dire implementare nei prossimi anni una grande operazione infrastrutturale per circa 70 gigawatt di impianti prevalentemente fotovoltaici ed eolici. Uno sforzo di proporzioni colossali visto che oggi stiamo installando circa 0,8 gigawatt l’anno, quando ne servirebbero otto» ha spiegato il Ministro.

Di questo passo il rischio di non centrare gli obiettivi del PNRR e veder sfumare i finanziamenti europei disponibili è concreto. Le cause: «I problemi sono innanzitutto di natura infrastrutturale: la catena dei permessi in Italia è arrivata a superare i 1.200 giorni ed è qualcosa che non ci possiamo più permettere. Ora grazie al lavoro fatto con il Decreto semplificazioni, il tempo medio è sceso intorno ai 200-250 giorni». Per il Ministro serve una pianificazione più rassicurante per gli investitori basata su programmi credibili, che tengano conto delle istanze locali, regionali e comunali. «La transizione ecologica dev’essere veloce, ma non troppo, perché deve tenere conto delle istanze sociali, economiche e industriali: i tempi previsti dal Piano lo consentono, ma se ciò non avverrà, per non correre il rischio di venir meno a un contratto vincolante nei confronti dell’Europa qual è il PNRR, anche se non augurabile, si può pensare di fare ricorso a strumenti coercitivi».

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