L'Italia lasciata da sola sui migranti fino al vertice di giugno

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AGI - L'Italia, ancora una volta, è stata lasciata sola a far fronte all'emergenza migranti. Al vertice europeo che si è tenuto a Bruxelles i leader Ue hanno affrontato la questione per meno di venti minuti, in una riunione durata più di cinque ore. "Fino al prossimo Consiglio europeo continueremo ad affrontare da soli questo problema. Poi sta a tutti noi europei prepararlo bene", ha sintetizzato al termine del vertice il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che aveva insistito - nei giorni scorsi - per informare i suoi colleghi sulla situazione nel Mediterraneo centrale. Al suo fianco il premier spagnolo, Pedro Sanchez, che ha fornito un aggiornamento sull'altra emergenza migranti, quella di Ceuta. Ma non c'è stato dibattito.

Tutto rinviato al prossimo summit di giugno. Senza nascondere che per i capi di Stato e di Governo è tema da trattare tra i ministri dell'Interno che attualmente sono impegnati a trovare un accordo sul Nuovo patto per le migrazioni e l'asilo proposto dalla Commissione europea. Un accordo che sembra ancora lontano. Come ha confermato il presidente francese, Emmanuel Macron, che nella mattinata ha avuto una colazione di lavoro con Draghi in cui hanno parlato anche di migranti, ma non di ripartizione (volontarie od obbligatorie che siano).

"I disaccordi sono ancora profondi"

"Ieri sera abbiamo avuto una discussione molto limitata sulla questione migratoria, sulla quale ritorneremo nel Consiglio di giugno. Tuttavia mentiremmo a noi stessi se pensassimo di risolvere il pacchetto immigrazione nella sua interezza a giugno. I disaccordi sono ancora profondi e il dossier dovrà ancora essere preparato", ha chiarito al termine del summit il capo dell'Eliseo che più sui ricollocamenti - "di cui non si è parlato né al summit né con Draghi" - preferisce concentrarsi sulla cooperazione con i Paesi d'origine e di transito e sul rafforzamento dei confini esterni dell'Ue. 

La linea passata, soprattutto dalla presidenza del Consiglio europeo, è quella di non voler portare al tavolo un tema di scontro. "Voglio essere chiaro: non abbiamo aperto un dibattito sulla questione della migrazione. Valuteremo quando riportarlo a livello di Consiglio europeo, c'è stata richiesta da più parti", aveva già precisato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, nella conferenza stampa alla conclusione dei lavori di ieri.

L'appello di Sassoli

La linea di Draghi è però chiara: "Mettere a dormire un problema non lo fa sparire". "Il nostro atteggiamento deve essere equilibrato, efficace ma soprattutto umano. Quelle immagini di quei bambini sono veramente inaccettabili. La nostra azione da un lato vuole cooperare, aiutare questi Paesi, dall'altro si muove in Europa essenzialmente per fare sì che anche l'Europa si muova economicamente in quell'area, ma anche e sempre avendo in mente i diritti umani".

In apertura dei lavori già il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, si era rivolto con un appello ai leader europei. "So che oggi non parlerete di immigrazione, ma credo che l'anno che abbiamo alle spalle - in cui siamo stati insieme capaci di scelte coraggiose e inedite - ci ponga davanti alla responsabilità di fare scelte altrettanto coraggiose. Una grande potenza come l'Unione europea può presentarsi come attore globale solo se mostra di essere capace di gestire unita un fenomeno strutturale come quello della mobilità umana.
Anche in questi giorni assistiamo invece a naufragi di carrette del mare nel Mediterraneo, a persone disperate che arrivano a nuoto sulle coste spagnole, a tante tragedie umane che si consumano nel cammino attraverso i Balcani o sulle Alpi italiane e francesi. Siamo davvero sicuri che questa sia la nostra carta di identità? Che questa assenza di concertazione sia all'altezza della nostra storia? Io credo di no". Un appello che sembra, almeno questa volta, caduto nel vuoto.

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