L'LSD e lo zampino della Cia. Intervista a Giancarlo De Cataldo

riccardo liguori

L'LSD (tecnicamente, ‘dietilamide-25 dell'acido lisergico', sostanza psicadelica tra le più potenti) è stato a lungo testato dalla CIA su cavie "speciali" quali detenuti, spie e psicopatici, prima fuori dai confini americani e poi negli Usa. Il fine era capire come plasmare e controllare la mente del "nemico". Nella lista degli sgraditi del servizio di intelligence americano c'erano anche i "giovani hippy "anni '60". Sepolta per più di 50 anni, la storia "ufficiale" sull'uso di questo potente allucinogeno è riemersa solo oggi grazie a Stephen Kinzer, che l'ha ricostruita nel suo "Poisoner in Chief". L'ultimo libro del giornalista newyorkese affronta le ripercussioni socio-culturali di questa pagina del Novecento americano.

"Poco prima dell'inizio della Guerra Fredda, la CIA si servì dell'LSD per condurre esperimenti su due fronti", spiega all'Agi Giancarlo De Cataldo, scrittore e autore di L'agente del caos. "Da una parte cercare di costruire il modello del soldato perfetto, dall'altra capire fino a che punto le sostanze psicotrope potevano confondere e "disarmare" il nemico".

Il protagonista del romanzo di De Cataldo sia Jay Dark, un agente provocatore americano assoldato dai poteri forti per "drogare" i movimenti rivoluzionari degli anni Sessanta-Settanta. Introdurre l'LSD all'interno della contestazione giovanile dell'epoca significava annullarne lo slancio ideale. Significava portarla all'implosione. In questo modo i giovani hippy sarebbero stati avversati dall'opinione pubblica: il loro eccesso di libertà e libertarismo li avrebbe portati all'autodistruzione.

Un effetto collaterale inaspettato

Tuttavia, l'esperimento della CIA, affidato al chimico Sidney Gottlieb, scivolò di mano e finì per incoraggiare e alimentare la rivolta generazionale della controcultura californiana degli anni Sessanta e Settanta. L'LSD divenne così compagno di giochi per quella generazione di ragazzi che intravedeva in quello che oggi chiamiamo "sballo" una strada verso la libertà. Ne ha parlato giorni fa anche il Corriere della Sera. L'LSD iniziò a circolare tra i giovani americani durante gli anni '60, diventando ben presto simbolo di una cultura giovanile in rivolta.

"Per un certo periodo” - spiega De Cataldo a commento della notizia del libro di Kinzer - l'LSD è stato percepito come mezzo libertario anche dalla classe politica di destra, non soltanto da scienziati come Timoty Francis Leary”. Tra i politici più in vista dell'epoca c'era anche Claire Bolt Luce, ambasciatrice statunitense in Italia dal 1953 al 1956 e falco della destra americana, entusiasta di questa sostanza psicadelica considerata veicolo di libertà e allargamento della coscienza.

Negli anni '60 stava prendendo piede, nell'amministrazione americana, una forte dialettica. "Da una parte i benpensanti - suggerisce De Cataldo - consideravano questa droga 'pericolosa', dall'altra i falchi della destra americana,  pur confermando questa considerazione, suggerivano di procedere e, anzi, incoraggiare gli esperimenti".

L'origine naturale dell'LSD

Tutto nasce da un fungo, la claviceps purpurea meglio nota come ergot. Si tratta di un parassita che si innesta su un cereale, la segale, dotandolo di un'escrescenza a forma di corno. Da qui il nome di segale cornuta. "Dall'intossicazione da segale cornuta - sottolinea De Cataldo - nasce la tradizione dei sabba, il concetto di "sballo" e parallelamente anche la tensione dell'uomo al trascendente, che pervade tutta la storia della cultura occidentale e orientale dacché ne abbiamo coscienza. Tradizionalmente lo sballo era prerogativa dei sacerdoti e dei regnanti. Ma con gli anni '60 del Novecento ha iniziato a imporsi l'utopia di una trascendenza di massa".

L'LSD fu sintetizzato per la prima volta nel 1938, nei laboratori Sandoz di Berna, dal chimico svizzero Albert Hofmann mentre era alla ricerca di un farmaco per ridurre il sanguinamento eccessivo nel post partum. Fu solo nel 1943, però, che le proprietà psicoattive dell'LSD vennero alla luce, quando lo stesso Hofmann se ne fece inavvertitamente cadere una goccia sulla mano. "Caleidoscopiche, fantastiche immagini si agitavano dentro di me, si alternavano, variopinte, si aprivano e si richiudevano in cerchi e spirali, esplodendo in zampilli colorati. Poi si riorganizzavano, si incrociavano, in continuo mutamento". Con queste parole, nel suo memoir "LSD. Il mio bambino difficile", il chimico descrisse la prima esperienza (il primo "trip") volontaria ottenuta con una dose di 250 µg.

La storia della LSD, però, durò poco: l'allucinogeno venne dichiarato fuorilegge nel 1967 quando, ad attirare l'interesse internazionale, arrivò l'eroina.

"In Italia - aggiunge l'autore di L'agente del caos - abbiamo avuto Ronald Stark, un importante agente provocatore americano. È stato il più grande trafficante mondiale di LSD ma anche un personaggio che ha dato un grande contributo al radicalizzarsi dei movimenti rivoluzionari armati". Erano gli anni tra il '66 e il '69. Anni in cui il traffico mondiale di LSD coinvolgeva CIA, FBI e altri importanti segmenti dell'amministrazione americana. 

"Successivamente, tra il '72 e il '73 si sono diffusi numerosi studi e ricerche sull'operazione Blue Moon, che puntava a sostituire tutte le droghe leggere e gli allucinogeni con l'eroina. Anche grazie allo zampino dei servizi segreti, eroina e lotta armata sono diventate, così, un discorso serio. Si sono imposte perché hanno incontrato una generazione pronta a farsi influenzare".

L'agente del caos

"Ho scritto L'agente del caos perché sono rimasto particolarmente affascinato da Stark - a cui si ispira Jay Dark, protagonista del libro - e  dalla sua oscura ambiguità. Parlava undici lingue e andava in giro vantandosi di essere una spia senza neanche essere preso troppo sul serio. Veniva, al contrario, considerato un dispensatore di libertà perché aveva la droga migliore di tutta la California. Cercò addirittura di reclutare lo psichiatra scozzese Ronald Laing", sottolinea De Cataldo. Che aggiunge: "In Italia Stark venne arrestato (con una soffiata) e incarcerato per quattro anni. Dalla prigione collaborò contemporaneamente con le Brigate Rosse e con i servizi di informazione a cui girava notizie "top secret", non sempre accolte come vere".

Scarcerato per aver dato prova di appartere a un servizio segreto alleato, scomparve. La magistratura italiana, anni dopo, iniziò a cercarlo per poi dichiararlo morto a metà degli anni '80. "Una morte di cui io mi sono permesso di dubitare", confessa De Cataldo.