Lo aveva assunto co.co.co e a partita iva per 1.200 euro lordi al mese ma era dipendente del Pd

Teresa Bellanova
Teresa Bellanova

L’ex ministra e sindacalista Teresa Bellanova è stata condannata dalla Corte d’appello di Lecce per un contratto di lavoro illegittimo a un addetto stampa: lo aveva assunto co.co.co e a partita iva per 1.200 euro lordi al mese ma era “dipendente” del Pd. Che sigifica? Lo storico della vicenda lo spiega: nel 2010-2013 il Pd provinciale di Lecce secondo i giudici ha goduto dell’opera di un addetto stampa con un contratto che non corrispondeva alle mansioni svolte. Insomma, a giudizio delle toghe quello era un dipendente del partito, con un “rapporto di lavoro subordinato”.

Bellanova condannata per un contratto di lavoro

Sulla scorta di quel pronunciamento di merito in secondo grado Pd provinciale e Bellanova dovranno pagare a M.P. “oltre 50mila euro, di cui 6.700 in solido”. La motivazione spiega: “L’attività di M.P. era meramente esecutiva delle richieste degli esponenti del Pd, rispetto ai quali si poneva come interfaccia con gli organi di stampa locale, anche monitorando e segnalando la pubblicazione di interventi di soggetti di diverso orientamento politico ai quali il Pd potesse replicare”. E ancora, l’addetto “fu direttamente chiamato dall’onorevole Bellanova per integrare il suo personale staff in vista delle elezioni nazionali indette per quell’anno”.

L’ex ministra ricorrerà alla Suprema

Dal canto suo la difesa di Bellanova annuncia ricorso e la condannata ha diffuso una nota: “Nel primo grado di giudizio innanzi al Tribunale le richieste del ricorrente erano state totalmente rigettate dal Giudice, il quale aveva ritenuto che la prestazione di lavoro oggetto della controversia fosse completamente autonoma. Successivamente la sentenza della Corte d’Appello di Lecce ha ritenuto di qualificare la stessa prestazione come collaborazione coordinata e continuativa che, come è noto, è, comunque, un rapporto di lavoro autonomo, escludendo, dunque, la natura subordinata del rapporto”.

“Valutazione dei giudici discrezionale”

E ancora: “In virtù di questa valutazione discrezionale, che i miei legali ritengono del tutto infondata e che sarà, pertanto, oggetto di impugnazione in Cassazione, sono stati applicati gli effetti della cosiddetta legge Biagi secondo cui, in mancanza del ‘progetto’ (previsto, appunto, per le collaborazioni coordinate e continuative), al collaboratore è riconosciuta la medesima retribuzione del lavoratore subordinato“.