Lo Cascio: il mio poeta discriminato, salvato dalla conoscenza

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Roma, (askanews) – E’ un film sulla violenza e l’ottusità della discriminazione “Il signore delle formiche” di Gianni Amelio. Presentato in concorso alla Mostra di Venezia, arriva nei cinema l’8 settembre. Il film, ambientato negli anni Sessanta, racconta il processo al drammaturgo Aldo Braibanti, interpretato da Luigi Lo Cascio. Il poeta fu condannato a nove anni di reclusione con l’accusa di plagio, cioè di aver sottomesso alla sua volontà, in senso fisico e psicologico, un suo studente e amico, da poco maggiorenne. Alcuni anni dopo il reato di plagio venne cancellato dal codice penale.

Lo Cascio racconta: “C’è questo aspetto lì, dove invece di plagio leggi, più sotterraneamente ma neanche tanto, invece il tentativo di distruggere, di allontanare, di espellere la diversità. Quindi un processo di forte discriminazione verso un amore omosessuale. Però secondo me anche un po’ il rimedio. Cioè la forza di un uomo che non si è lasciato schiacciare perché aveva chiarissimo dentro di sé quali sono le cose più importanti nella vita, e cioè la poesia, la conoscenza, lo studio della vita in tutte le sue forme”.

E a proposito dell’importanza, oggi, di figure-guida nella cultura e nell’arte, l’attore siciliano dice:

“C’è stato un tempo sicuramente in cui il poeta, lo scrittore, l’artista, era considerato veramente lui il punto di riferimento. Oggi ci sono vari modi di influenzare, come influenzo la vita degli altri, appunto perché mi metto quella scarpa o vado a fare le vacanze da quella parte. E l’arte può essere qualcosa che deve rivoluzionarci, in profondità”.