Ha confessato l'assassino che ha ucciso lo chef sardo

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AGI - Era morto dalla sera prima, trafitto da diverse coltellate, quando sua figlia, ieri mattina dopo le 9 l'ha trovato in una pozza di sangue davanti al suo ristorante 'Sabor'e mari' a Teulada (Sud Sardegna), Porto Budello.

Lo chef Alessio Madeddu, 52 anni, agli arresti domiciliari nell'abitazione accanto all'ittiturismo, è stato affrontato e ucciso dopo le 22 di mercoledì scorso dal marito della donna, una sua dipendente stagionale, con la quale aveva una relazione da qualche tempo.

Angelo Brancasi, 43 anni, incensurato e padre di due figli, panettiere della vicina Sant'Anna Arresi, è in carcere da ieri notte, dopo aver confessato l'omicidio d'impeto.

Pentito del gesto, il marito tradito ha ammesso davanti alla pm Rita Carriello di essersi presentato da Madeddu per avere un chiarimento: si era portato appresso un coltello, che non è stato ancora trovato, col quale poi ha colpito lo chef divenuto noto per la sua partecipazione alla trasmissione di Sky '4 Ristoranti' e per il format 'Ashcoppio' di ricette di cucina in sardo al ritmo di rock sull'emittente Eja tv.

Al momento a Brancasi, difeso dall'avvocato Roberto Zanda, non è stata contestata la premeditazione.
Sul posto è stata trovata anche un'accetta, usata probabilmente dallo chef per difendersi. Ma saranno gli ulteriori accertamenti affidati ai carabinieri del Ris a stabilire se e' stata impugnata anche da Brancasi.

L'uomo siè disfatto del coltello dopo essere fuggito dalla scena del delitto: secondo quanto ha riferito ai carabinieri della compagnia di Carbonia e del comando provinciale di Cagliari, Brancasi ha lanciato l'arma in una zona di campagna, tra i rovi, dove sono in corso sopralluoghi dei militari impegnati nel tentativo di recuperarla.

 "Questa è una disgrazia per due famiglie, inclusa quella del reo confesso", ha osservato il comandante provinciale, colonnello Cesario Totaro, durante la conferenza stampa in cui, col capitano Enrico Santurri della compagnia di Carbonia, ha fatto il punto sulle indagini che in meno di 24 ore hanno consentito d'individuare l'omicida.

Quando i militari sono arrivati dopo la chiamata al 112 della figlia della vittima, hanno trovato sangue ovunque e un'accetta a poca distanza dal cadavere. In un primo momento gli investigatori avevano ipotizzato che l'aggressione potesse essere opera di più persone.

Ma poi le testimonianze raccolte fra familiari e collaboratori dello chef hanno consentito d'indirizzare le indagini su Brancasi, quando è emersa la storia della relazione extraconiugale. Il panettiere è stato raggiunto dai militari nella sua abitazione, dov'e' stato trovato con la moglie, ignara delle responsabilità del panettiere.

Portato in caserma e incalzato, Brancasi ha finito per raccontare tutto: del suo tentativo di parlare con Madeddu, di come l'incontro fosse cominciato tranquillamente per poi degenerare quando il panettiere si è sentito provocato.

Colto di sorpresa dalla reazione violenta di Brancasi, lo chef ha provato a difendersi, ma le coltellate l'hanno raggiunto anche al petto, provocando un'emorragia. Sara' l'autopsia affidata al medico legale Roberto Demontis a stabilire quali ferite siano state mortali.

Intanto, è stata sequestrata l'auto dell'arrestato, che presentava un finestrino rotto: un danno, secondo quanto riferito da Brancasi, provocato dallo chef durante la colluttazione.

Potrebbero essere stati i carabinieri tra le ultime persone ad aver visto vivo Madeddu, che controllavano ogni giorno per verificare che rispettasse le restrizioni degli arresti domiciliari, incluso il divieto di lavorare. L'ultima volta la pattuglia era passata dalla sua abitazione nella tarda mattinata del giorno del delitto.

Lo scorso marzo Madeddu era stato condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione per duplice tentato omicidio, danneggiamento e resistenza.

Nel novembre 2020 lo chef aveva assalito con una ruspa una pattuglia di carabinieri che in precedenza gli avevano ritirato la patente, dopo che aveva rifiutato l'alcoltest. Arrestato, Madeddu aveva trascorso circa 5 mesi di custodia cautelare in carcere e dopo la condanna aveva ottenuto i domiciliari. 

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