Lo scaltro Fidanza e il barone nero Jonghi Lavarini. Ecco chi ha messo nei guai la Meloni

·3 minuto per la lettura
Jonghi Lavarini e Fidanza (Photo: Ansa-Hp)
Jonghi Lavarini e Fidanza (Photo: Ansa-Hp)

Carlo Fidanza e Roberto Jonghi Lavarini: uno europarlamentare e uomo di spicco di Fratelli d’Italia l’altro, detto “barone nero”, somiglia tanto a uno di quei faccendieri dall’esistenza sempre a cavallo tra il lecito e l’illecito. Entrambi sono finiti dentro all’inchiesta di Fanpage che mette nei guai il partito di Giorgia Meloni.

Carlo Fidanza nato a San Benedetto del Tronto nel 1976, cresce politicamente in Lombardia dove fin da giovane inizia il suo cursus honorum nelle formazioni giovanili di destra. Ricopre infatti incarichi di coordinamento in Azione Giovani, vivaio di Alleanza Nazionale, di cui è stato vicepresidente nazionale dopo essere stato sconfitto da Giorgia Meloni al congresso di Viterbo nel 2008. E proprio Meloni lo descrive così nel suo libro: “Un osso duro, Carlo. Capacità dialettica, scaltrezza, una delle poche persone che conosco in grado di studiare come me”.

Fidanza ha ricoperto la carica di consigliere comunale a Desio e poi a Milano. È stato inoltre Presidente della Commissione Consiliare Expo 2015, membro dell’Ufficio di presidenza nazionale di Anci Giovane e vicecoordinatore regionale del Popolo della Libertà con il quale è stato eletto nel 2009 al Parlamento europeo con 26.822 preferenze personali.

Nel 2012 si registra il passaggio, da fondatore, a Fratelli d’Italia. Nel 2015 ritenta l’elezione al Parlamento europeo, ma nonostante le 12.738 preferenze non va a Bruxelles perché il suo partito non supera la soglia di sbarramento. Alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 arriva alla Camera dei deputati per poi tornare di nuovo al Parlamento europeo l’anno dopo, diventando il capodelegazione di Fratelli d’Italia.

C’è poi il “barone nero”, Roberto Jonghi Lavarini. Di Novara, 49 anni, si è laureato in Scienze politiche alla Statale di Milano. Da sempre vicino al mondo della destra identitaria, nella sua “carriera” conta una condanna a due anni per “apologia del fascismo”. A Milano non è proprio un signor nessuno tanto da essere celebre per i suoi curriculum d’altri tempi. A Jonghi Lavarini piace infatti sottolineare l’appartenenza a una “nobile stirpe” e l’essere figlio di “Cesare Jonghi Lavarini dei baroni di Ornavasso”. E non manca mai, come riportato dal cronista di Fanpage, di vantare contatti col mondo che conta, dalla politica alla massoneria. Senza disdegnare “ammiratori di Hitler” e componenti di un gruppo esoterico. Il “baron nero”, soprannome non casuale, non ha mai nascosto la sua simpatia per il Ventennio fascista mettendo in bella mostra nel suo ufficio la foto del Duce. Ha militato prima nell’Msi poi in Alleanza nazionale. Intervistato sia dalla Zanzara su Radio 24 sia dalle Iene su Italia 1 si è distinto per le sue uscite antisemite.

Difficile poi inquadrare il suo lavoro: infatti Jonghi Lavarini ha sempre trafficato tra compravendite, gestione di patrimoni immobiliari e ristrutturazioni edili per l’azienda di famiglia. Si dichiara appassionato di storia, cultura, araldica, tradizioni religiose e popolari, enogastronomia e sagre paesane. E pare sia molto legato alle radici e alla identità Walser (tedesco-vallese) della propria famiglia .

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Leggi anche...

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli