"Lo schema di Dublino non funziona e va cambiato", dice l'ambasciatore tedesco all'Agi

Mario Sechi e Roberto Brunelli

"Lo schema di Dublino non funziona: vedendo i numeri dei migranti arrivati - anche se si sono abbassati negli ultimi mesi - si comprende che dobbiamo trovare un equilibrio più giusto, in cui ognuno debba fare la sua parte. Per quanto mi riguarda sono ottimista sulla modifica del trattato. Tutti coloro che hanno buona volontà capiscono che abbiamo bisogno di un nuovo accordo".

A parlare è l'ambasciatore tedesco a Roma, Viktor Elbling, in un'intervista con l'Agi alla vigilia della visita di Stato in Italia del presidente della Repubblica federale, Frank-Walter Steinmeier, in cui ribadisce che a Berlino "c'è la volontà molto chiara a trovare una soluzione che sia la più giusta per tutti".

Ambasciatore Elbling, tra meno di due mesi cadono i 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino. Un evento che ha segnato la storia della Germania e la storia d'Europa.

"Noi da sempre vediamo la caduta del Muro non solo nella chiave della riunificazione della Germania divisa, ma anche e soprattutto nella chiave europea, quella del grande muro che divideva il Vecchio Continente. E' stato veramente un passo gigantesco verso l'integrazione dell'Europa, che nel 1989 era divisa da oltre 45 anni. Ebbene, per la Germania l'unificazione e l'integrazione dell'Europa è una ragion di Stato. Certo, così come sono stati compiuti passi avanti molto importanti, ci sono ancora molte sfide aperte, anche all'interno della Germania: se guardiamo ai risultati delle recenti elezioni dei Laender dell'est, vediamo che anche lì c'è il tema di nuove forze politiche estreme emergenti, un tema che bisogna seguire con attenzione, prendere sul serio. Ma in generale si può dire che in Germania gli anticorpi contro il risorgere di idee antisemite e di estrema destra sono abbastanza forti, anche perché la Costituzione tedesca è costruita in modo da difendere il Paese dagli intolleranti e da quelli che vogliono attaccare o addirittura abolire la democrazia.

Anche noi assistiamo a cambiamenti nei rapporti di forza tra le forze politiche: ma il sistema rimane stabile, con un consenso molto ampio contro gli estremismi. Piu' dell'80% della popolazione esprime la chiara convinzione di non volere finire nell'angolo dell'estremismo. Noi festeggeremo il 3 ottobre, ma prima dell'anniversario avremo anche una settimana tedesca che si svolgerà in molte città d'Italia, su temi culturali ma anche economici. E' giusto raccontare che l'Italia e Germania vantano un'integrazione industriale così profonda, quanto siamo dipendenti gli uni dagli altri"

Con le ultime elezioni europee, sono cambiati anche gli equilibri all'Europarlamento. Questo rappresenta un problema per la Germania?

"E' vero che abbiamo un parlamento europeo diverso rispetto alla precedente legislatura e che la formazione di una maggioranza e' diventata piu' complicata. Ma si tratta anche di un'opportunità, nel senso che è possibile trovare consensi più ampi sui temi essenziali per l'Europa. Per esempio, il parlamento avrà un ruolo importante nel ambiente, del cambio climatico, ma anche sulle migrazioni".

A proposito di migranti. Ritiene che lo schema di Dublino possa essere superato?

"Sono ottimista per quanto riguarda una modifica di Dublino. Credo che in principio tutti quelli che hanno buona volontà capiscano che abbiamo bisogno di un nuovo accordo. Vedendo i numeri di migranti arrivati - anche se si sono abbassati negli ultimi mesi - tutti comprendono che dobbiamo trovare un equilibrio più giusto, in cui ognuno debba fare la sua parte. La Germania ha sempre ribadito il suo messaggio, ossia che è pronta ad accogliere una buona parte dei migranti intercettati nel Mediterraneo, come dichiarato qualche giorno fa dal nostro ministero dell'Interno: si tratterà di un quarto dei profughi approdati in Italia. C'è in questo senso una volontà molto chiara a trovare una soluzione che sia la più giusta per tutti. Anche in Germania la migrazione ha avuto un impatto molto forte, se pensiamo a quanto accadde nel 2015, quando oltre un milione di profughi arrivò nel nostro Paese. La società e la politica dovettero adeguarsi a questi cambiamenti, e sicuramente è un tema che ha portato le forze estremiste a salire nei consensi, ma dire che adesso la discussione è più sotto controllo: nel senso che si parla di come portare avanti un'integrazione che sia anche bilanciata. Che funzioni bene per la Germania, per gli stessi migranti, nel senso di un investimento per il futuro".

Come vede la questione della ripartizione delle quote?

"Noi veramente siamo disposti a trovare una soluzione per tutti. In questo momento la discussione è su come realizzare il primo controllo per capire quali persone arrivano nei nostri Paesi, se siano migranti per motivi economici oppure rifugiati politici. Si tratta di capire dove e come fare questo tipo di operazioni. Bilateralmente già sono state trovate buone soluzioni, non tutte firmate ancora, ma in merito sono abbastanza ottimista".

Pensa che la missione Sophia abbia ancora un futuro?

"Siamo sicuri che Sophia sia una missione importante. Il problema che c'è stato negli ultimi mesi è che non ha potuto assolvere il suo compito principale, che è la lotta all'immigrazione illegale ed il controllo traffico d'armi verso i Paesi in conflitto. Come tutti sappiamo, Sophia non ha come scopo principale quello di salvare vite in mare, ovvio che se c'è una situazione di necessità umanitaria la legge del mare impone di farlo. Anche se la Germania si è ritirata dal quartiere generale della missione, in queste settimane si è tornati a parlare del suo futuro: noi siamo preparati a fare parte di una missione il cui obiettivo è quello di creare piu' sicurezza nel Mediterraneo se ci sono le condizioni".

Parliamo del cosiddetto 'zero nero', ovvero la dottrina del mantenimento del pareggio di bilancio. Pensa che verrà abbandonata in favore di un piano di stimoli per l'economia tedesca? E pensa che siano possibili elementi di flessibilità nelle prossime discussioni?

"Anche in Germania è in corso una discussione sul tema, ossia se sia giunto il momento di essere più espansivi, nel senso di maggiori investimenti, anche in considerazione dell'attuale rallentamento dell'economia tedesca. Ma devo dire che alla fine non abbiamo mai avuto questa dottrina dell'austerità nel mio Paese: basti pensare agli anni Settanta, che furono una stagione di grande spesa per noi. E' sempre esistita anche da noi l'idea che bisogna essere espansivi quando ce n'è bisogno. Il dibattito ora sta andando più in direzione di maggiori investimenti, per esempio nelle infrastrutture, nell'intelligenza artificiale, nella mobilità elettrica, nelle scuola, nella digitalizzazione. Ora, come questo possa tradursi in politiche europee è una cosa che vedremo. Osservo però che la Germania non è il Paese che rappresenta il polo estremo del risparmio: ci stiamo piuttosto spostando verso il centro della discussione, tra chi è favorevole ad una spesa importante e chi è per il risparmio assoluto. Noi siamo appunto in mezzo, ed è la posizione che spetta alla Germania, che dovrebbe sempre essere il Paese capace di costruire i ponti in Europa".

In Italia c'è da un nuovo governo. Questo cambierà qualcosa nei rapporti con Berlino?

"Il nuovo esecutivo è stato votato dal Parlamento italiano. Per noi, come sempre, è essenziale ragionare su linee di lungo termine. Abbiamo contatti molto stretti e diretti con la Farnesina, ci sono temi importanti che premono, domani (giovedì 19, ndr) si terrà la visita di Stato in Italia del presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier. Una visita che era stata fissata prima del cambio di governo. La novità è che non andremo solo a Roma, ma anche a Napoli. Oltre agli appuntamenti politici con il presidente Mattarella e il premier Conte, ci sono molti appuntamenti culturali, a dimostrare la consistenza di un rapporto molto profondo e molto denso tra i nostri due Paesi".