Lo sciopero della fame rischia di essere fatale al dissidente di Putin. Biden: "Carcere ingiusto"

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Alexei Navalny
Alexei Navalny

Alexei Navalny, le parole della figlia Dasha su Twitter hanno il tono di un appello estremo: “Consentite a un medico di fargli visitare mio papà”. La 20enne Dasha Navalnaya, studentessa all’università di Stanford in California, non cela la preoccupazione per le sorti di suo padre, imprigionato in Russia come dissidente di Vladimir Putin dopo un avvelenamento in cui lo zampino dell’autocrate russo era stato molto più che un’ipotesi da spy story. A dire il vero Navalny era stato incarcerato a febbraio per appropriazione indebita, ma il precedente è noto. L’uomo si trova in un istituto di detenzione a Pokrov, circa 100 chilometri a est di Mosca. L’appello di Dasha giunge nelle ore in cui i sostenitori di Navalny stanno organizzando proteste di piazza per la giornata del 21 aprile.

Navalny, le parole della figlia dopo lo sciopero della fame

Navalny sta facendo lo sciopero della fame dal 31 marzo per chiedere un trattamento medico migliore. E uno di essi, Leonid Volkov, non ha dubbi circa l’urgenza di liberare Navalny: “È tempo di agire, qui non si tratta solo della libertà di Navalny, ma della sua vita”. Ma cosa dicono altre fonti sulle condizioni di salute del dissidente russo? La sua portavoce sostiene che sarebbe addirittura in fin di vita e che rischia un attacco cardiaco. I suoi medici giurano che la sua salute è in serio pericolo.

Biden chiarissimo: “Detenuto ingiustamente”

Sul fronte delle reazioni in occidente e dopo le proteste in patria di inizio anno la posizione del presidente Usa Joe Biden è nettissima: la sua detenzione è “totalmente ingiusta”. Non bisogna dimenticare che le condizioni di salute di Navalny sono pregiudicate non solo dal regime carcerario e dallo sciopero della fame; ad agosto 2020 il 44enne era quasi morto a seguito dell’avvelenamento con l’agente nervino Novichok. Non è un caso che i suoi medici, al di là della ridondanza mediatica sul caso per gli oppositori di Putin, abbiano spinto a ché Navalny sia esaminato immediatamente. Questo “tenendo conto degli esami del sangue e del suo recente avvelenamento”.

Settanta firme per autorizzare le cure

E sono circa 70 gli artisti, scrittori e attori, fra cui i premi Nobel per la Letteratura Svetlana Alexievitch e Salman Rushdie, che hanno pubblicato un appello a Putin affinché autorizzi le cure al 44enne. L’appello lo ha pubblicato Le Monde e porte le firme anche di personagi del calibro di Jude Law, Vanessa Redgrave, J.K. Rowling, Arundhati Roy. Yulia, moglie di Navalny che lo ha visitato recentemente, ha detto che suo marito ora pesa 76 chilogrammi, ne pesava 85.