Lo scontro a Bruxelles tra von der Leyen e il premier polacco

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AGI - L'Ue minaccia di reagire "con un ogni mezzo" alla decisione della Polonia di non riconoscere il primato del diritto comunitario. Varsavia "non si lascia intimidire" e respinge "le minacce inaccettabili e i ricatti a cui alcuni Stati membri sono abituati". È lo scontro andato in scena nell'aula della plenaria del Parlamento europeo, a Strasburgo, dove si sono affrontati, senza risparmiarsi, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il premier polacco, Mateusz Morawiecki.

"Non possiamo e non permetteremo che i nostri valori comuni siano messi a rischio. Li difenderemo con ogni mezzo a nostra disposizione", ha tuonato von der Leyen, convinta che la decisione della Corte costituzionale polacca, "che già gode di dubbia legittimità", sia "una messa in discussione dei fondamenti dell'Unione europea; una sfida diretta all'unità dell'ordinamento giuridico" del blocco perchè l'indebolimento di un "pilastro essenziale" dell'Ue "mette a rischio la nostra democrazia europea".

Le tre opzioni di Bruxelles

"Non deve accadere e non lo permettero'", ha promesso. La Commissione quindi reagirà e ha tre opzioni per farlo: la prima è quella dell'infrazione (a cui Varsavia è già avvezza), la seconda è il meccanismo di condizionalità (che congelerebbe i fondi destinati alla Polonia, compresi quelli del Recovery ma che finora non è stato ancora approvato) e infine, come soluzione ultima, la procedura dell'articolo 7 che priverebbe la Polonia dei diritti dell'adesione mantenendo gli obblighi.

Le repliche di Varsavia

Nulla sembra però intimorire Morawiecki: "Non rimarremo in silenzio mentre il nostro Paese viene attaccato, anche in questa Aula, in modo ingiustificato e imparziale", ha replicato. Nel suo intervento, che è durato 37 minuti invece dei cinque che doveva, si è mostrato inamovibile. "Respingo la lingua delle minacce e delle imposizioni. Non sono d'accordo che dei politici minaccino e terrorizzino la Polonia", ha affermato. 

"Noi siamo un Paese fiero, orgoglioso, la Polonia è uno dei Paesi con la più lunga storia di sviluppo della democrazia in Europa. Nel ventesimo secolo due volte abbiamo pagato con tante vittime e la nostra lotta per la democrazia: nel 1920 salvando Parigi e Berlino dagli attacchi Bolscevichi e poi ancora contro il terzo Reich durante la Seconda Guerra mondiale, poi ancora una volta negli anni Ottanta, quando Solidarnosc ha dato la speranza di rovesciare il sistema totalitaristico russo", ha aggiunto.

Nel dettaglio della disputa legale, secondo la versione del premier polacco, "il diritto dell'Ue ha la precedenza sul diritto nazionale nelle aree delegate da ciascuno Stato" membro. "Questo principio è riconosciuto da tutti gli Stati membri, ma la legge più alta è la Costituzione di un Paese", ha ribadito. Così come ha insistito sull'intenzione di restare nell'Ue.

"In Polonia la fiducia per l'Europa resta ai livelli più alti, oltre il 56% dei polacchi dice chiaramente che la Polonia è e resterà membro dell'Unione. E il mio governo e la maggioranza parlamentare è parte di questa maggioranza pro-europea in Polonia", ha rivendicato. "Questo non vuol dire che non ci siano preoccupazioni circa l'indirizzo che assume l'Unione, una preoccupazione purtroppo giustificata", ha aggiunto accusando "il doppio standard dell'Europa".

Un rapporto difficile

Ma la strada tra Varsavia e Bruxelles non è mai stato così tortuosa. "Con l'adesione all'Unione europea i polacchi hanno riposto la loro fiducia in questo progetto, pensando e aspettandosi che essa avrebbe giustamente difeso i loro diritti. La Commissione è guardiana del Trattato ed è pertanto mio dovere tutelare i diritti dei cittadini dell'Ue, ovunque vivano sul territorio dell'Unione", ha spiegato von der Leyen.

E la commissione è guardiana anche dei fondi europei. Per questo, con la Polonia che non dà sufficienti garanzie, potrebbe vedersi sfumare il Piano di Recovery da 36 miliardi. "Le regole sono chiarissime: una delle le riforme raccomandate alla Polonia è il ripristino dell'indipendenza della giustizia e questo significa eliminare la sezione disciplinare e il regime disciplinare e il ripristino dei giudici illegittimamente licenziati", ha ricordato von der Leyen.

"Noi ci occupiamo di risorse economiche da dare a questi Paesi se rispettano alcune condizioni presenti nelle raccomandazioni e finora gli impegni a rispettarli non sono sufficienti per poterli approvarli e per questo siamo fermi da alcuni mesi e non da alcuni giorni", ha confermato il commissario all'Economia, Paolo Gentiloni, parlando dei Pnrr di Polonia e Ungheria.  

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