Lo scontro politico su Libia e migranti

Barbara Tedaldi

L'Italia ha chiesto al governo di Tripoli di convocare la commissione prevista per modificare il memorandum d'intesa sul contrasto all'immigrazione clandestina. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, fonti di governo hanno rivelato di aver trasmesso una nota verbale al governo libico per chiedere la convocazione della commissione bilaterale, prevista dal memorandum stesso, per chiedere modifiche che garantiscano soprattutto il rispetto dei diritti umani nei centri di accoglienza dei migranti irregolari. Il governo libico non chiude alla richiesta di modifiche ma rimanda al confronto e spiega che la decisione sarà presa nell'interesse dei libici. E intanto il mondo politico si divide.

Il governo di Tripoli dunque non chiude alla richiesta italiana: Siamo "aperti a modifiche del memorandum d'intesa sui migranti stipulati tra Libia e Italia" dichiara all'Agi Hassan El Honi, il consigliere per la stampa del presidente del Governo di accordo nazionale, Fayez Al Serraj. "Non abbiamo ancora ricevuto le richieste di modifiche da Roma - spiega - e quando le avremo decideremo, ma come ogni intesa è possibile rivederla nel tempo". Anche il portavoce del ministero degli Esteri di Tripoli, Mohammed al Qablawi chiarisce: "Quando riceveremo le proposte, le verificheremo in base agli interessi libici". 

Orfini insorge, Quartapelle lo frena

Oggi, tre mesi prima della scadenza e in assenza di diverse indicazioni, il Memorandum of understanding, si rinnova tacitamente per altri tre anni e solo le decisioni della commissione chiesta dal governo potranno apportare novità. Intanto il mondo politico si divide sul memorandum. Nel Pd si alza la voce critica di Matteo Orfini: "Gli accordi con la Libia sono stati rinnovati. È una pessima giornata e di questa barbarie il mio partito è corresponsabile". Ma la capogruppo dem in commissione Esteri della Camera, Lia Quartapelle frena le critiche: "Stracciare il Memorandum, come qualcuno propone, vuole dire restare a guardare da lontano le atrocità commesse in Libia. Per fare un piano di evacuazione straordinaria e chiudere i campi serve il Memorandum. Strappandolo ci si lava la coscienza ma la situazione resta come è".

E nel frattempo il Pd chiede "il ritiro o la modifica dei decreti sicurezza, così come stabilito nel programma di governo e come fatto rilevare nelle osservazioni del Presidente della Repubblica. Perché i decreti sicurezza e le politiche di Salvini hanno determinato solo un aumento del numero di irregolari, illegalità e creato un clima di odio insopportabile. I tweet, le urla, gli slogan non hanno risolto nulla. Anzi. Hanno prodotto più illegalità, insicurezza e paura". "Vogliamo costruire una politica sull'immigrazione seria, che tenga insieme legalità e accoglienza. Umanità e politica estera" spiegano dai dem. Mentre la Lega lancia il suo allarme: "Il Pd chiede il ritiro o la modifica dei Decreti sicurezza: rivuole l'invasione, i centri al collasso e il business. Il M5s cosa ne dice?". 

Salvini contro Lamorgese: "Ministro tappabuchi"

E Matteo Salvini attacca a testa bassa e se la prende innanzitutto con il suo successore al Viminale, il ministro Luciana Lamorgese: "C'è un ministro che non conosce nemmeno i dati del suo ministeri. Il ministro non me ne voglia, ma è stata scelta come tappabuchi perché sbarcano ovunque, ci sono nuovi arrivi". Ma il leader leghista punge anche il presidente francese: "Più di trenta pakistani a bordo di un camion bloccati in Francia e rispediti subito in Italia: altro che Orban, è l'europeista Macron a confermarsi spietato. Il tutto mentre altre 200 persone sono state recuperate in acque internazionali da un'imbarcazione italiana. L'invasione è ricominciata: governo complice o incapace?".

Il Memorandum d'intesa Italia-Libia venne firmato nel febbraio 2017 dall'allora presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni e dal primo ministro del governo di riconciliazione nazionale libico al-Serraj. L'accordo, che ufficialmente disciplina "la cooperazione nel campo dello sviluppo", "il contrasto all'immigrazione illegale, al traffico di esseri umani e al contrabbando" e "il rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana", fu raggiunto nell'ambito della crisi europea dei migranti e della guerra civile libica, quando a sbarcare sulle coste italiane erano decine di migliaia di uomini, donne e bambini. 

Gli aiuti economici e il supporto addestrativo e di mezzi garantiti dall'Italia alla Guardia costiera di Tripoli, numeri alla mano, hanno aiutato a ridurre drasticamente gli arrivi ma la Libia non sembra essere riuscita a migliorare, come promesso, le condizioni di vita dei migranti ammassati nei Centri di accoglienza. Centri ai quali le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie hanno sì accesso, ma solo in modo molto limitato, come largamente documentato da rapporti governativi e da reportage giornalistici: a far discutere è soprattutto il ruolo della Guardia costiera libica.