Lo scontro sulla prescrizione si sposta in Parlamento

Serenella Ronda

Alla Camera la maggioranza, pur orfana dei voti di Italia viva, dovrebbe uscire vittoriosa dalla conta in Aula sulla prescrizione. Sia in commissione, quando si voteranno gli emendamenti dei renziani (il cosiddetto 'lodo Annibali') al decreto Milleproroghe, dove dovrebbe prevalere la bocciatura per 3-4 voti, tanto più in Aula, dove la forbice si allarga e l'affossamento dei tentativi di stoppare la riforma Bonafede avrebbe la meglio per almeno una decina di voti.

Stesso discorso quando e se si arriverà a votare sulla proposta di legge di Forza Italia, la proposta di legge Costa: anche senza i voti di Italia viva, la maggioranza dovrebbe superare senza scossoni la prova dei numeri. Certo, sempre che i deputati Pd, M5s e Leu siano presenti in Aula e votino compatti.

La stessa tranquillità non si avrebbe al Senato, dove i giallorossi già raggiungono la 'quota sicurezza' per un paio di voti. La situazione rischierebbe di capovolgersi a favore delle opposizioni nel caso di un voto in Aula sullo stop alla riforma della prescrizione, sia sotto forma di proposta di legge ad hoc, come ha ipotizzato Italia viva, sia di emendamenti ad altri provvedimenti.

Se i 17 senatori renziani dovessero infatti tirare dritto e votare con il centrodestra, la maggioranza rischia davvero di andare sotto. Ovviamente, si tratta di calcoli fatti sulla base dei numeri ufficiali dei diversi gruppi, non contando possibili defezioni e assenze strategiche. O anche, non considerando eventuali 'soccorsi' esterni al perimetro ufficiale della maggioranza che sostiene il governo.

Ad esempio, già si vocifera con insistenza di possibili gruppi o gruppetti di 'responsabili' pronti a subentrare per puntellare la maggioranza ed evitare che esca sconfitta dalla prova dei numeri in Aula. Si guarda, secondo i rumors di palazzo, con insistenza ai moderati di Forza Italia.

Fatto sta che, sulla carta, il nodo prescrizione e il fronte giustizia in generale potrebbe mettere a serio rischio la tenuta della maggioranza e, quindi, del governo. L'escamotage per mantenere il punto senza rischiare di esprimere un voto che potrebbe far deflagrare la situazione, si ragiona in ambienti parlamentari, è che i renziani non partecipino all'eventuale voto quando il Senato sarà chiamato ad esprimersi. Si tratta di congetture e ipotesi non prese in considerazione, tagliano corto fonti parlamentari di maggioranza.

I numeri, nello specifico

il pallottoliere è chiaro: alla Camera il centrodestra con Italia viva può contare su 296 voti, a cui potrebbero aggiungersi una manciata di voti di +Europa, fortemente contraria alla riforma Bonafede. La maggioranza, seppur priva dei renziani, può invece contare su 310 voti, a cui potrebbero aggiungersi i 4 deputati delle Minoranze linguistiche e alcuni voti di ex M5s e di deputati non iscritti ad alcuna componente. Dunque, a Montecitorio Pd, M5s e Leu avrebbero la meglio non passerebbe il tentativo di bloccare la riforma della prescrizione (nè la pdl Costa, nè il 'lodo Annibali').

Al Senato, invece, la situazione è più delicata: il centrodestra con Italia viva può contare su 156 voti, a cui potrebbero aggiungersi alcuni voti di senatori iscritti al Misto. La maggioranza senza i renziani può contare su una forbice che va da un minimo di 147 voti fino a 155-157. Ma per 'battere' le opposizioni e i renziani la maggioranza avrebbe bisogno del 'soccorso' esterno.

Da sola, infatti, raggiungerebbe quota 147 (98 M5s, 36 Pd, 5 Leu e 2 Maie più 6 delle Autonomie). Numeri che non lascerebbero margini di vittoria, e la spunterebbero le opposizioni insieme a Iv per poco meno di 10 voti. Ma in soccorso della maggioranza potrebbero arrivare i voti degli 8 ex M5s e dei senatori a vita, per arrivare a quota 158 e battere il centrodestra e i renziani per due voti.