Lo scontro tra Renzi e Conte sulla vicenda Open

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AGI - È scontro al calor bianco tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte, con il primo che bolla come "squallide illazioni" le parole utilizzate dal secondo per commentare la vicenda della fondazione Open: "Mi ha colpito che un pagamento arrivi da parte di uno dei Benetton proprio mentre noi ci battevamo contro la concessione di Autostrade. Mi chiedo con che stato d'animo Italia Viva possa aver approcciato alla cosa", dice il presidente M5s ospite ieri sera di Lilli Gruber su La7.

Matteo Renzi attende il mattino per rispondere attraverso un post sui suoi profili social: "L'illazione è squallida e dimostra come ormai Conte sia un uomo dominato dal rancore". Che tra i due non corra buon sangue (eufemismo) è risaputo e lo stesso Matteo Renzi non esita a sottolinearlo ogni qualvolta rivendica di aver fatto cadere il governo Conte II con le dimissioni delle ministre di Italia Viva.

Lo fa anche oggi, rispondendo a Conte: "Italia Viva si è schierata contro" la revoca della concessione ad Autostrade "e sono grato a Teresa Bellanova e Elena Bonetti per aver avuto il coraggio di smarcarsi dal voto in Consiglio dei Ministri". Ma il leader di Italia Viva reclama 'soddisfazione' e sfida Giuseppe Conte a un 'duello' tv per mettere ordine nella ridda di dichiarazioni e controdichiarazioni. "Le sue frasi sono false come sarebbe facile dimostrare se solo accettasse un confronto tv, cosa che ha paura di fare, dice che non si confronta con me perchè io non ho consenso e poi mi attacca senza contraddittorio: se solo non fosse ridicolo, farebbe tenerezza".

Sul punto, il senatore di Italia Viva sottolinea che "la revoca delle concessioni autostradali è figlia di una cultura populista e demagogica che ha portato il contribuente italiano a regalare circa 8 miliardi alla società dei Benetton. I Benetton non hanno pagato: hanno incassato, grazie a Conte e al suo populismo", aggiunge.

Insomma, per Renzi, con la revoca della concessione ad Austrade "Conte stava facendo un regalo al concessionario mascherato con il populismo di chi non pensa alla realtà ma solo ai like sui social. Questa è la verità. E sono pronto a dimostrarla, numeri alla mano, in qualsiasi dibattito pubblico Conte accetti di fare da qui alle elezioni".

Nel luglio 2020, Giuseppe Conte era ancora presidente del Consiglio e si trovava stretto fra la richiesta del M5s di procedere con la revoca della concessione ad Autostrade e Italia Viva che, al contrario, frenava. Il 13 luglio, l'allora presidente del consiglio dichiarava in una intervista a La Stampa: "I Benetton non hanno ancora capito che questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull'altare dei loro interessi privati. Hanno beneficiato di condizioni irragionevolmente favorevoli per loro: può bastare cosi'". 

In quei giorni, la tensione all'interno della maggioranza è altissima. Gli alleati del Pd e di Italia viva stanno cercando di convincere il premier a tornare sui suoi passi. La speranza dei dem è che quella di Conte sia solo l'ultima minaccia della trattativa, e che dietro la durezza di facciata si nasconda invece una volontà di negoziazione. Una mossa, in altre parole, studiata per ottenere il ridimensionamento radicale delle quote dei Benetton in Aspi. L'ipotesi avanzata dalla holding dei Benetton di passare dall'88% di quote al 40% non è ritenuta sufficiente dal M5s che, invece, chiede di scendere ancora e in modo 'radicale'.

Quasi un anno dopo, nel maggio 2021, si concretizza la cessione delle quote di Autostrade per l'Italia al consorzio formato da Cassa depositi e prestiti con i fondi Blackstone e Macquarie. L'assemblea degli azionisti della holding, con una maggioranza dell'87 per cento, accetta un'offerta da 7,9 miliardi per l'acquisto dell'88,06% del capitale di Aspi. Ai Benetton, proprietari del 30 per cento di Atlantia, vanno circa due miliardi e mezzo per la cessione. 

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