Lo scontro tra Trump e Macron domina il summit della Nato

Massimo Maugeri

Solo tre ore di sessione di lavoro per firmare dossier già messi a punto dalle diplomazie nei mesi scorsi. Ma il summit dei capi di Stato e di governo della Nato che oggi avrà il suo giorno clou, è destinato restare negli annali come uno dei vertici più divisivi degli ultimi anni. Lo scontro tra il presidente Usa, Donald Trump e il presidente francese, Emmanuel Macron sul futuro dell'Alleanza e sui dazi che l'amministrazione Usa ha minacciato di introdurre nei confronti di Parigi, ha reso ancora più complicata una vigilia già difficile, segnata dalla crisi siriana dopo l'intervento di Ankara nel nord del paese e dalle parole sulla 'morte cerebrale' dell'Alleanza da parte dell'inquilino dell'Eliseo.

Trump non ha atteso troppo per sferrare il suo attacco: Le parole del presidente francese sono "sgradevoli", "offensive" e "rischiose", ha detto il presidente Usa di buon mattino in un punto stampa con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. "Non si possono usare definizioni come queste". "Parlare della Nato in quel modo è sgradevole e offensivo. Nessuno ha bisogno della Nato più della Francia, quelle parole sono molto pericolose", ha aggiunto. Più tardi lo stesso Trump ammorbidirà i toni, anche sui dazi, ma il senso dello scontro di visioni non cambia. 

Erdogan non cede

Macron tiene il punto, ribadisce il senso delle sue parole e ripete che l'Alleanza non può discutere solo di soldi, ma serve una strategia a lungo termine e un obiettivo comune (Trump ha di nuovo invitato in maniera brusca gli alleati a contribuire di più alle spese militari). Il francese è tornato anche ad accusare il presidente turco Recep Tayyp Erdogan di avere attaccato i curdi nel nord-est della Siria: "La Turchia sta combattendo contro chi ha combattuto con noi e qualche volta coopera con alleati dell'Isis", ha detto durante una conferenza stampa a margine del vertice Nato proprio con Trump.

Di segno esattamente opposto la posizione turca: Erdogan ancora questa mattina ha ribadito che si opporrà ai piani che verranno proposti al Vertice se i miliziani curdi dell'Ypg non saranno riconosciuti come una minaccia. "Ci aspettiamo una condanna forte nei confronti di chi costituisce una minaccia per i Paesi membri", ha intimato il leader turco, "abbiamo combattuto contro una organizzazione terroristica (Ypg) che ora ci aspettiamo venga riconosciuta come tale, altrimenti ci opporremo ai piani che verranno proposti durante il vertice", ovvero la protezione della Polonia e dei paesi Baltici dalla minaccia di Mosca. In serata Erdogan ha incontrato lo stesso Macron, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier britannico Boris Johnson. "Un incontro utile", ha sintetizzato Macron ma "le ambiguità restano".

La Cina è una minaccia?

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg prova a gettare acqua sul fuoco, dice che "la lezione che abbiamo appreso dalla storia ci insegna come, malgrado queste differenze, siamo sempre stati in grado di unirci sull'obiettivo chiave di garantire i nostri interessi di sicurezza internazionale". Lo stesso Stoltenberg, in maniera quasi inedita, ha sollevato il tema della possibile minaccia militare che potrebbe arrivare dalla Cina: la Nato deve affrontare le "implicazioni per la sicurezza" che derivano dall'ascesa di Pechino come potenza mondiale, ha detto.

"Abbiamo riconosciuto che l'ascesa della Cina ha implicazioni in tema di sicurezza per tutti gli alleati". Il mandato di difesa Nato è limitato all'Europa e al Nord America, e "non si tratta di spostare la Nato nel Mar Cinese Meridionale, - ha concluso - ma di tener conto che la Cina si sta avvicinando di più a noi nell'Artico, in Africa, investendo massicciamente nelle nostre infrastrutture in Europa, nel cyberspazio".