Lo scoop di Report sulla strage di Capaci e le perquisizioni della Dia

AGF

AGI - A poche ore dalla messa in onda della puntata che Report ha dedicato ai 30 anni dalla strage di Capaci, scoppia la polemica politica dopo la decisione della procura di Caltanissetta di spedire la Dia a perquisire l'abitazione dell'inviato di Report, che ha firmato il servizio "La bestia nera", e la redazione.

È il conduttore del programma Rai, Sigfrido Ranucci, a spiegare in mattinata che l'atto istruttorio punta al sequestro di "atti riguardanti l'inchiesta di ieri sera nella quale si evidenziava la presenza di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogo dell'attentato di Capaci. Gli investigatori - aggiunge Ranucci - cercano atti e testimonianze anche su telefonini e pc".

La procura di Caltanissetta, attraverso il capo dell'ufficio Salvatore De Luca, interviene per precisare che la perquisizione "non riguarda in alcun modo l'attività di informazione svolta dal giornalista (che non è indagato, ndr), benché la stessa sia presumibilmente susseguente a una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in essere da altro ufficio giudiziario".

"Non la vedo come un atto ostile nei confronti di Report o della libertùà di stampa - chiarisce ancora Ranucci parlando della perquisizione - ma c'è un problema di tutela delle fonti per il materiale contenuto nei cellulari e nei dispositivi del collega Mondani e della redazione".

L'Associazione Stampa Romana esprime "perplessità e sconcerto" e si chiede se "questa iniziativa della magistratura, pur in presenza di una novità rilevante sulle vicende di Capaci, sia compatibile con la tutela del segreto professionale".

Il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Giuseppe Giulietti invita "a lasciare in pace la redazione di Report e Paolo Mondani" e suggerisce "di perquisire, invece, quelli che, da 30 anni, sono riusciti a restare in una ben protetta 'oscurità'". La stessa Fnsi spiega che "le perquisizioni nella redazione di Report e a casa dell'inviato Paolo Mondani ripropongono l'urgenza di approvare norme più efficaci a tutela delle fonti e del segreto professionale dei giornalisti".

Sulla stessa lunghezza d'onda gli esponenti M5S in Vigilanza Rai che parlano di "grave attacco alla segretezza delle fonti e in definitiva alla libertà di informazione". "L'intervento della procura di Caltanissetta dopo la puntata di Report su Capaci è la conferma che la trasmissione ha fatto emergere nuovi elementi di grande rilievo giornalistico e forse addirittura investigativo - ragiona il segretario Iv della Vigilanza Rai, Michele Anzaldi - Quella che poteva apparire un'inchiesta su fatti superati si è invece rivelata un ottimo lavoro giornalistico. Da Report è arrivato un contributo davvero di servizio pubblico, nel giorno della ricorrenza della strage contro Falcone e la sua scorta".

Entrando nel merito di quanto affermato da Report, la procura di Caltanissetta rende noto di aver "già espresso il proprio convincimento circa la sussistenza di mandanti e concorrenti esterni nella strage di via D'Amelio, chiedendo nel processo per depistaggio la condanna degli imputati con la contestata aggravante di mafia, riguardante la finalità di coprire le alleanze di alto livello di Cosa nostra in quel periodo. Tuttavia - spiega il procuratore De Luca - le difficilissime indagini che possono consentire l'accertamento della verità devono essere ancorate ad elementi di fatto solidi e riscontrati. Per tali motivi questo Ufficio, che si era imposta la rigorosa consegna del silenzio, è costretto ad intervenire per smentire notizie che possano causare disorientamento nella pubblica opinione e profonda ulteriore amarezza nei prossimi congiunti delle vittime delle stragi, che si verrebbe a sommare al tremendo dolore sofferto. Ed è proprio per verificare la genuinità delle fonti che questa procura ha disposto una perquisizione a carico di un giornalista di Report".

Una giustificazione che non convince più di tanto il presidente della commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra: "C'è una feroce sottovalutazione dell'opinione pubblica e ci si sottrae alla capacità di giudizio dell'opinione pubblica facendo intervenire lo Stato che indica al cittadino cosa sia giusto proporgli e cosa meriti fiducia e credibilità e cosa no: a me ricorda tanto la censura".

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