Lo sfogo di un medico: "Prima eravamo eroi, ora ci insultano"

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Lo sfogo di un medico: "Prima eravamo eroi, ora ci insultano"
Lo sfogo di un medico: "Prima eravamo eroi, ora ci insultano"

Palermo, 6 nov. (Adnkronos) – "Prima eravamo degli eroi, adesso per alcuni siamo diventati degli 'speculatori', se non degli 'untori'. Tutto questo è molto triste. E fa male. Io continuo a svolgere il mio lavoro come sempre, ad aiutare i malati che soffrono. Ma non è giusto vedere tante gente che continua a negare l'evidenza. La situazione è brutta, veramente brutta". A parlare con l'Adnkronos è Alessandra D'Angelo, medico palermitano che lavora all'ospedale Covid di Partinico, piccolo centro del palermitano. E' stata lei, ieri, a postare su Facebook la fotografia della fila di ambulanze davanti all'ospedale, con i pazienti Covid a bordo in attesa di un posto in ospedale, diventata virale. "Speravo che saremmo riusciti in qualche modo a combattere questo nemico invisibile osservando le regole che la civiltà imponeva, adesso è tardi. Dobbiamo affrontare a mani nude, inermi questa valanga, questo tsunami", ha scritto. Invitando caldamente la gente "a rimanere a casa" e accusando i "menefreghisti".

Oggi il medico spiega in un'intervista all'Adnkronos: "Sono state tante le cose che mi hanno spinto a scrivere quel post. Fino a pochi mesi fa, sentivamo i continui richiami di restare a casa. Oggi non è così. E vale anche per chi raggiunge il pronto soccorso. Adesso con la febbre a 37-37.5 si precipitano tutti in pronto soccorso. Ma in questo modo si intasa tutto".

"Tutti vengono direttamente in Pronto soccorso – dice ancora la dottoressa D'Angelo – ma non tutti sono malati Covid, vanno dunque separati i percorsi e non è semplice quando le strutture sono piccole". "Non possiamo accoglierli tutti", aggiunge. E poi si dice "infastidita" da "quelle immagini dei colleghi in ospedale che vengono pubblicate in continuazione". "Questo è il nostro lavoro – dice – Non c'è bisogno di esibirci, siamo lì per questo. Mi da fastidio da un punto di vista professionale, siamo là per servizio e servire chi sta male. Non dobbiamo esse noi al centro dell'attenzione. Ci sono persone che stanno male e che non possono respirare".