Lo smart working per alcuni è un diritto: cosa succede col green pass

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Lo smart working per alcuni è un diritto: cosa succede col green pass
Lo smart working per alcuni è un diritto: cosa succede col green pass

Smart working e green pass, due temi alquanto attuali e scottanti che riguardano tantissimi lavoratori alle prese con la pandemia e il rientro in ufficio. Fino al 31 dicembre 2021 in Italia vige lo stato di emergenza e quindi la possibilità del lavoro da remoto fino a tale data, senza accordi individuali preventivi da parte dell’azienda.

Smart working e green pass, alcuni chiarimenti

Lo smart working non è però obbligatorio ma volontario, frutto di un accordo individuale scritto tra lavoratore e azienda, nel quale vanno definiti tempi di connessione e disconnessione, strumenti utilizzati, diritti e doveri delle parti nonché una sezione che parla di sicurezza. Alcune categorie di lavoratori possono però continuare a lavorare in questa modalità fino a fine 2021, si tratta dei lavoratori fragili, con figli disabili e chi ha figli sotto i 14 anni.

Lo smart working semplificato, senza green pass

Con lo smart working semplificato, in vigore fino al 31 dicembre 2021, l’azienda può però decidere di far lavorare da remoto tutti i dipendenti senza accordi preventivi, su turni o al 100%. Tale soglia è stata invece eliminata dalla Pubblica amministrazione, ogni amministrazione potrà quindi decidere in autonomia come e quanti dipendenti potranno lavorare da casa. In questo caso, dal 2022 ogni amministrazione dovrà presentare un piano organizzativo del lavoro agile (Pola), consentito per un massimo del 15% dell’attività svolgibile in smart working. In questi casi, come si può facilmente immaginare, il green pass non è necessario in quanto richiesto per il lavoro in presenza.

Green pass e smart working “d’ufficio”

Entrando in merito alla questione green pass, c’è in corso un dibattito sulla possibilità di fare smart working per chi non lo possiede. Se per esigenze lavorative il datore di lavoro chiede di operare da remoto, la certificazione non è ovviamente richiesta ma l’assenza di tale carta non costituisce automaticamente il diritto allo smart working. Le regole variano da azienda ad azienda.

Nella Pubblica amministrazione non è ancora chiaro se si possa lavorare da remoto in quanto sprovvisti di green pass, il ministro Renato Brunetta ha rinviato a breve la predisposizione di linee guida con il ministro della Salute. In ogni caso, la quota massima di lavoratori in smart working appartenenti a questa categoria è stata fissata al 15%.

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