Lo smart working per gli statali passa dal 50% ad "almeno il 50%"

Giuseppe Colombo
·Business editor L'Huffington Post
·2 minuto per la lettura
Pretty young student sitting at desk and doing her homework, she is connecting to the internet with a laptop (Photo: demaerre via Getty Images)
Pretty young student sitting at desk and doing her homework, she is connecting to the internet with a laptop (Photo: demaerre via Getty Images)

La scelta ricadrà su una formulazione più larga rispetto all’indicazione di una percentuale fissa: “Almeno il 50%”. Le valutazioni sono ancora in corso, ma è questo l’orientamento predominante che sta maturando in queste ore nel Governo per incentivare il ricorso allo smart working nella pubblica amministrazione. C’è ancora qualche giorno di tempo per confermare o meno questa indicazione perché le modifiche delle norme attualmente in vigore saranno contenute in un decreto che potrebbe arrivare venerdì sul tavolo del Consiglio dei ministri. E tuttavia la scelta politica di non impiccarsi a percentuali fisse, come il 70% ipotizzato negli scorsi giorni, si sarebbe già cementificata per evitare di inserire un paletto troppo stringente. Con il doppio rischio di ritrovarsi con gli uffici svuotati e un messaggio di insicurezza troppo elevato.

L’ipotesi in campo dovrebbe arrivare attraverso una modifica dell’articolo sul lavoro agile contenuto nel decreto Rilancio, dove è previsto che gli uffici pubblici organizzano il lavoro e l’erogazione dei servizi fino al 31 dicembre applicando il lavoro agile al 50% del personale impiegato nelle attività che possono essere svolte in tale modalità. Si passerebbe quindi dal 50% ad “almeno il 50%”. E verrebbe confermata la disposizione che prevede l’applicazione dello smart working solo per quelle attività che possono essere portate avanti da remoto. Non sarà quindi “almeno il 50%” degli statali ad andare in smart working, ma “almeno il 50%” di quelli che sono impiegati in attività che possono essere svolte da casa. I servizi che devono essere resi in presenza, quindi, continuerebbero a richiedere la presenza in ufficio dei lavoratori preposti appunto a questi servizi.

Anche lo smart working è finito al centro della lunga trattativa tra gli enti locali e il Governo, ma non si è arrivati a una decisione proprio perché la questione sarà affrontata con un decreto e non nel Dpcm che prevederà invece le restrizioni sulle feste in casa, oltre che lo stop agli sport da contatto a livello amatoriale e alle gite scolastiche. Ma in quella sede più di qualcuno ha sollecitato di incrementare lo smart working, soprattutto nella Pa, anche per ridurre gli spostamenti sui mezzi pubblici che sono ad alto rischio contagio in caso di sovraffollamento. E sempre nelle riflessioni che hanno animato la riunione è emersa la possibilità che la formulazione “almeno il 50%” possa essere il giusto compromesso tra una percentuale fissa più rischiosa e il rischio di non dare un segnale necessario, anzi inevitabile vista la ripresa dei contagi. Dietro quell’espressione c’è l’obiettivo di arrivare a un’adesione effettiva intorno al 60 per cento. Una quota di equilibrio in un momento così scivoloso come è quello che sta attraversando il Paese, sospeso tra un tentativo di rimbalzo nella normalità e la grande paura di una seconda ondata.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.