Lo sostengono i membri del comitato promotore che lanciano l’allarme sulla lentezza delle procedure

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Il referendum sulla cannabis legale è a rischio
Il referendum sulla cannabis legale è a rischio

Il referendum sulla cannabis è a rischio prima ancora di entrare nel merito della sua approvabilità o meno in sede di urna, lo è perché “la velocità delle forme online cozza con la burocrazia”. A lanciare l’allarme i membri del comitato promotore Marco Perduca, Antonella Soldo, Riccardo Magi, Leonardo Fiorentini e Franco Corleone.

Referendum sulla cannabis a rischio: tante adesioni ma anche tanti ostacoli online

In una serie di note diffuse anche sui social gli stessi spiegano che c’è si tempo fino al 30 settembre per depositare le quasi 600mila firme raccolte, ma che al tempo stesso le tempistiche per gli altri documenti necessari sono roba da letargo. Ecco un frame della nota: “Giovedì notte sono scadute le 48 ore a disposizione delle amministrazioni comunali per restituire i certificati elettorali richiesti via Pec dal Comitato promotore”.

Il referendum sulla cannabis è a rischio: solo 28mila mail per le forme digitali rientrate

E ancora: “Venerdì mattina, a fronte di 545.394 certificati digitali richiesti con 37.300 email certificate inviate ai comuni (ogni PEC contiene dai 2 ai 20 nominativi) sono rientrate 28.600 email per un totale di circa 125.000 certificati”. Insomma la velocità delle firme digitali non si confà alla velocità con cui in Italia ci sono persone che vogliono dire la loro sul tema.

Perché il referendum sulla cannabis è a rischio: le regole per il deposito delle firme

Insomma, “la velocità della firma online cozza con la burocrazia italiana”. E attenzione: senza questa documentazione, che è stata richiesta nei tempi previsti dalla legge, “il deposito delle firme delle oltre 590 mila sottoscrizioni il referendum cannabis è a rischio“.

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