Lo spread scende e gli investimenti sono agevolati

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Quanto ci ha fatto risparmiare Draghi
Quanto ci ha fatto risparmiare Draghi

La fiducia nella vita politica e non solo è importante. Ne sa qualcosa l’ex premier Giuseppe Conte e sicuramente lo sa anche il nuovo Presidente del Consiglio, Mario Draghi, che avendo passato tutta la sua vita professionale ad operare nei mercati finanziari è perfettamente conscio del fatto che questi si basino proprio sul concetto di fiducia nei confronti di questa o quella situazione. Draghi è per l’Italia un elemento di grande fiducia nell’ottica internazionale: è un nome spendibile, famoso per aver risollevato l’euro e per essere un uomo di grande concretezza. Se a questo si aggiunge che dovrà gestire e spendere una somma imponente qual è quella del Recovery Fund, si capisce benissimo che l’Italia rappresenti in questo momento un Paese sul quale convenga investire, di sicuro quello con più prospettive nel mercato europeo. È vero c’è un debito pubblico molto alto e una consuetudine a far saltare i governi, ma gli elementi sopra citati che si sono allineati in questo momento forniscono per la prima volta da tempo la possibilità di un concreto rilancio. Qual’è dunque il vero effetto Draghi e quanto ha fatto risparmiare fin qui al Paese?

Quanto ci ha fatto risparmiare Draghi?

Dal suo arrivo Draghi ha dato nuova linfa ai titoli di Stato italiani, tant’è che il famoso Spread, il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi a 10 anni, è sceso di diversi punti. Questo in termini pratici si traduce in un risparmio per l’Italia: secondo l’Osservatorio sui Conti pubblici, ogni 50 punti in base in meno di spread equivalgono a minori uscite per circa 1,5 miliardi all’anno. Se, come sembra, il differenziale potrebbe arrivare intorno ai 60 punti base dagli attuali 90 circa appare evidente che per l’Italia possa esserci un grande vantaggio. L’operazione faciliterebbe gli investimenti e sarebbe una grande boccata d’ossigeno per le casse dello Stato.

L‘effetto Draghi sullo Spread si vede dai numeri: se prima che Mattarella conferisse l’incarico all’ex presidente della Bce il suo valore era pari a 113, chiusura del 2 febbraio, oggi, 15 febbraio oscilla intorno ai 90. Ben 23 punti base in meno, più o meno la metà di quanto le più rosee previsioni mostrano e praticamente senza fare niente, semplicemente dicendo di sì all’incarico.