Lo spread torna a guidare la crisi

Alessandro De Angelis

Tre parole compaiono in serata sul profilo Facebook di Matteo Salvini: "Sono davvero arrabbiato". E Luigi Di Maio aggiunge il suo like, condividendone il senso. Nessuna parola filtra invece dal Quirinale, dopo che il premier incaricato Giuseppe Conte ha terminato il suo colloquio "informale" di un'ora con Mattarella, a conferma della delicatezza estrema della situazione.

La sostanza politica di quel che sta accadendo è questa: non un classico negoziato, con le sue effervescenze, attorno a un nome della compagine di governo, in una casella sia pur importante come l'Economia, su cui il capo dello Stato, che ha il potere di "nomina", esprime le sue perplessità che, normalmente, vengono recepite, indicando un altro nome, come accaduto svariate volte nella storia dell'Italia repubblicana. Ma una forte tensione, diciamo le cose come stanno, di "sistema". Politica. Economica. Istituzionale, con i due partner di governo che "sfidano" la presidenza della Repubblica, mettendo in discussione le sue prerogative stabilite dalla Costituzione.

È questo che sta accadendo in una giornata in cui lo spread riapre formalmente la crisi italiana. E, per prima volta da dopo il voto, supera la soglia psicologica dei 200 punti base, raggiungendo quota 217, col crollo della borsa di Milano. Ecco il motivo per cui il premier incaricato sale al Colle, in un clima di preoccupazione, a borse chiuse. E, formalmente, senza una lista dei ministri da sottoporre all'attenzione del capo dello Stato. Parliamoci chiaro: se il Quirinale avesse dato il via libera all'indicazione di Paolo Savona come ministro dell'Economia a borse aperte il crollo sarebbe stato catastrofico. Perché i mercati non sono quattro complottardi che manovrano spread e governi, ma il metro del "rischio Italia", su un programma economico spericolato teso a mettere in discussione la stessa permanenza del paese nell'euro. L'effervescenza, con lo spread a 180, è iniziata alla prima pubblicazione della prima bozza di...

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