"Lo Stato non ha fatto nulla per Amatrice",parla ex parroco don D'Amelio

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"C’è sconcerto tra la popolazione di Amatrice, malumore sopratutto. Perché oltre a montare le casette lo Stato non ha fatto nulla e ogni giorno che passa la comunità si sgretola sempre di più". Il tono di voce è basso ma i concetti che don Savino D’Amelio esprime all’Adnkronos, prima delle veglia organizzata al palazzetto dello sport di Amatrice per il terzo anniversario dal sisma, sono precisi. D’Amelio è stato parroco di Amatrice per 11 anni, ha lasciato l’incarico il 15 settembre scorso per diventare Superiore generale della Congregazione dei discepoli a Roma.  

“La notte del sisma ero nella casa di riposo, dove abitavo con 27 anziani: ci siamo salvati tutti, è partito il gruppo elettrogeno e poi siamo scesi tutti in strada. Non avevo idea di quello che fosse successo - ricorda l’ex parroco - finché non ho visto la recinzione dell’istituto divelta come un fuscello di paglia, era in mezzo alla strada. Più avanti il primo condomino spaccato a metà in via Manozzi. Poi sono arrivato davanti alla chiesa e ho visto estrarre dalle macerie la prima vittima”. 

Per i successivi due anni don D’Amelio non ha mai lasciato Amatrice neppure per un giorno. È oggi rinnova l’appello “a che è si dia velocità e concretezza ai diritti dei cittadini, dandogli la possibilità di ricostruire tutte le loro case: ora che hanno tolto le recinzioni le macerie si vedono, nessuno può dire che hanno tolto il settanta per cento dei detriti. A piazza sagnotti ci sono ancora palazzi da demolire, dopo tre anni, non dopo un giorno. Così facendo la comunità si sgretola, giorno dopo giorno”. ha il suo peso anche l’instabilità politica: “I governi e i commissari che girano non sono certo segno di una buona speranza concreta per le persone”, sottolinea don D'Amelio.