"Lo stop al ddl Zan è uno schifo, vergogna". "Evviva, abbiamo fermato la porcata"

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Le reazioni degli esponenti politici all'affossamento del Ddl Zan (Photo: Ansa)
Le reazioni degli esponenti politici all'affossamento del Ddl Zan (Photo: Ansa)

Sono le 13.40 circa. L’aula del Senato vota a favore della cosiddetta ‘tagliola’, chiesta da Lega e FdI. Salta l’esame degli articoli ed emendamenti del ddl Zan, per cui l’iter si blocca. 154 senatori dicono di sì, 131 i contrari e due astenuti. Non passa neanche un minuto e arrivano le prime reazioni degli esponenti delle forze politiche. Sul ddl Zan scoppia il Parlamento. I vari gruppi incolpano gli altri del fallimento del disegno di legge. Ma, all’interno degli stessi gruppi, ci sono esponenti che, contrari alla linea del partito sulla ‘tagliola’ danno le dimissioni. Intanto i membri del Partito Democratico si scambiano accuse reciproche o annunciano di aver sempre “avvisato della gestione fallimentare del progetto”. E poi c’è chi, contento dell’affossamento del ddl, lo definisce una grande “porcata” e dunque, “meglio che non sia passato”. I minuti che seguono l’affossamento del disegno di legge contro l’omotransfobia possono entrare a far parte dei migliori repertori “di colore” della storia della nostra politica. E rappresentano l’inizio di un vero e proprio caos all’interno del Parlamento.

Un esempio è il deputato Elio Vito. Subito dopo l’affossamento del disegno di legge annuncia le dimissioni da responsabile del Dipartimento Difesa e sicurezza di Forza Italia con una lettera inviata a Berlusconi e specificando di aver preso la decisione “dopo che è stato annunciato al Senato il nostro voto favorevole al non passaggio agli articoli del ddl Zan”. Poco dopo però Vito ci ripensa: “Non voglio lasciare Forza Italia, per adesso no”. Ma le sorprese sul Ddl Zan sono “vergognose, schifose e ignobili. Che si arrivasse fino a questo non me lo aspettavo”.

E non può mancare il leghista Calderoli che in Aula, prima del voto sulla ‘tagliola’, ha sostenuto che fosse meglio fermarsi prima di fare “una porcata”. Insomma, colui che ha inventato il Porcellum che definisce il ddl Zan una “porcata”. E alle obiezioni della presidente Casellati sul linguaggio (“Senatore Calderoli, forse di porcata è meglio non parlare. Lo so che lei l’ha rivendicata come propria, però preferirei che evitasse”), Calderoli ha risposto ironico: “Signor presidente, è una forma di coming out anche questa”. Poi, una volta che il ddl non è passato Calderoli ha dichiarato vittoria. “Evviva, vittoria. Grazie alla mia richiesta di non passaggio all’esame degli articoli e di voto segreto si è posto fine, definitivamente, al ddl Zan, affossato con ben 23 voti di scarto. Quando i professionisti scendono in campo è meglio che i dilettanti restino in panchina” afferma.

Tra le note di colore della giornata non si può tralasciare poi ciò che è accaduto al senatore del M5s, Vincenzo Santangelo, richiamato più volte da Casellati perché reo di aver fatto alcuni gesti all’indirizzo della presidente. “Senatore Santangelo lei è un gran maleducato. Non si fanno gesti alla presidenza, lei è ammonito. È censurato, e tra un po’ la allontano dall’Aula, ha detto Casellati. “Non mi costringa a farlo, a impedirle di votare, la smetta con il suo comportamento irrispettoso. Non ammetto che si facciano gesti di questo tipo, lo può fare da altre parti, non qua dentro”. Santangelo alla fine ha votato e ora esprime la sua delusione per l’affossamento del ddl. “Le forze politiche che oggi esultano per avere affossato il disegno di legge Zan, una battaglia di civiltà contro ogni forma di discriminazione e violenza per l’orientamento sessuale, devono assumersene la responsabilità davanti a tutti i cittadini. Come si può gioire per aver sottratto ad altri dei diritti che invece dovrebbero essere garantiti da uno Stato democratico?” scrive subito dopo il voto.

Sull’affossamento del Ddl Zan si scomoda addirittura l’ex compagna di Silvio Berlusconi, Francesca Pascale, da sempre impegnata a difesa dei diritti Lgbt, che critica gli applausi di alcuni senatori all’approvazione della tagliola. “Provo profonda tristezza. La sinistra che fallisce, la destra omofoba e violenta che perde ovunque quando sono gli italiani a decidere ma che, purtroppo, continua a dettare la linea politica. Oggi alcuni senatori sghignazzavano e applaudivano il proprio trionfo, quasi come se fosse una testimonianza di virilità. Li ho trovati imbarazzanti e soprattutto beffardi sulla pelle delle vittime dell’omofobia” dichiara all’Adnkronos.

Il leader della lega Salvini afferma che sul ddl Zan è stata “sconfitta l’arroganza di Pd e M5s”. Parole simili a quelle del capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Luca Ciriani, “il voto di oggi, che ha bocciato il pericoloso e liberticida disegno di legge Zan, è la giusta e meritata punizione per l’arroganza della sinistra e il Movimento cinque stelle”. Ma parole simili anche a quelle del capogruppo renziano Davide Faraone che ritiene che “l’arroganza Letta e le divisioni M5s” abbiano “fatto saltare la legge”. E proprio sulle parole di Salvini e Faraone interviene il deputato Pd Francesco Boccia. “Spero solo che di fronte allo specchio e alla propria coscienza provino un po’ di vergogna” afferma il responsabile Regioni e Enti locali della Segreteria nazionale, che mette sullo stesso piano le parole di Salvini e Faraone.

A sinistra la senatrice del Pd Simona Malpezzi se la prende con tutta la destra, rea di aver applaudito all’affossamento del disegno di legge. “L’applauso di una parte del Senato conferma che la destra non ha mai voluto approvare una legge contro i crimini di odio e le discriminazioni” commenta. Secondo Malpezzi il voto di oggi “dimostra che in questo Paese non esiste una destra moderna e liberale ma una destra che si schiera, tutta, con Orban e i suoi amici”. Alessia Morani (Pd) accusa su Twitter Salvini e Meloni di “lisciare il pelo agli omofobi”. “Meloni e Salvini che esultano per l’affossamento della legge Zan sono lontani anni luce dal paese reale. Dopo avere lisciato il pelo ai NoVax ora si dedicano agli omofobi. Che vergogna per il nostro paese, ultimo in Europa a non avere una legge contro l’omotransfobia” scrive.

Nello stesso centrosinistra è tutti contro tutti. I 154 voti che hanno stoppato il disegno di legge contro l’omotransfobia di fatto hanno aperto uno scontro a tutto campo nel centrosinistra. Difficile risalire ai voti effettivi, dato il voto segreto e l’alto numero di assenti (287 votanti su 315). 154 i senatori favorevoli alla tagliola e 131 i contrari, una differenza di 23 voti. Di questi, 16 - sospettano dalle parti del Pd e del M5s - dovrebbero essere arrivati da IV, anche se il capogruppo renziano a Palazzo Madama, Davide Faraone, ha preventivamente dichiarato voto contrario alla tagliola. Sul banco degli imputati c’è anche il PD, accusato sia da M5S che da Italia Viva. La senatrice grillina Alessandra Maiorino si dice “amareggiata. Abbiamo lasciato la conduzione al PD e questo è l’esito”, mentre il vicepresidente della Camera, Ettore Rosato, accusa i dem di “finta apertura dopo il no al rinvio del voto segreto in Senato: “Significava che le parole di Letta sulla mediazione erano solo spot”. Italia Viva, per bocca di Maria Elena Boschi, inserisce anche il M5s tra i colpevoli: “Sconfitta incredibile per arroganza PD-M5S”, tuona. La senatrice Teresa Bellanova parla di una pessima gestione di Pd e M5s. “I senatori di Italia viva hanno votato in modo compatto il no all’affossamento della legge. Alla rigidità della destra che non voleva alcuna legge si è saldata l’arroganza, la prepotenza e la pessima gestione parlamentare del Partito Democratico e del Movimento cinque stelle, che non hanno saputo garantire neanche i loro voti. Il risultato è profondamente ingiusto: un arretramento sui diritti civili e sulla tutela delle persone” afferma la viceministra alle Infrastrutture e Mobilità sostenibili.

Non ci sta il PD, che replica con le parole del padre del ddl ormai affossato. Secondo Alessandro Zan, Italia Viva “ha tradito il patto politico, le responsabilità sono chiare”.

Il fallimento del ddl apre una frattura anche all’interno dei dem, dove a caldo la senatrice Valeria Fedeli si lascia andare a uno sfogo in cui chiede le dimissioni della capogruppo e dei vertici in Commissione Giustizia. L’ex ministra del Miur corregge poi il tiro, ma senza rinunciare a chiedere “un chiarimento e un confronto franco”. Fedeli si dice sconvolta dal voto anche perché, secondo lei, lo stesso segretario Enrico Letta “diceva sempre che i numeri c’erano”. “Io credo che ora vada aperta in modo oggettivo e lucido una riflessione seria su tutti i passaggi che ci hanno portato a questa sconfitta, una sconfitta che dobbiamo guardare negli occhi” osserva. Anche il senatore Marcucci si dice “amareggiato per l’esito del voto del Senato” e dice di aver messo in guardia in tutti i modi da “una gestione fallimentare del provvedimento”. Secondo Marcucci “c’è stato un evidente travaso di voti, anche molto consistente, di circa 20”. “Sinceramente non mi aspettavo questo voto, bisognerà fare una riflessione anche su come è stata gestita questa vicenda” riflette, sostenendo che il Pd dovrà interrogarsi a fondo su quanto accaduto. La stessa riflessione la propone anche il senatore Dario Stefàno. “Furbizie regolamentari unite alla spregiudicatezza politica delle destre hanno prodotto un grave danno ai diritti nel nostro Paese. Dovevamo evitare questo epilogo per il ddl Zan. Ora serve una riflessione seria, anche nel Pd, perché sarà tutto comunque più complicato”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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