Lo storico Acanfora: il 2 giugno 1946 il voto fu molto divisivo

·3 minuto per la lettura
featured 1362000
featured 1362000

Roma, (askanews) – Il 2 giugno del 1946, 25 milioni di italiani si recarono alle urne per il referendum istituzionale Monarchia-Repubblica e per eleggere l’Assemblea costituente. Vinse la Repubblica, ma il risultato non fu scontato.

Paolo Acanfora, professore di Storia contemporanea alla Sapienza di Roma: “Chiaramente fu un voto estremamente divisivo, proprio dal punto di vista della geografia politica del Paese, anche in virtù delle varie esperienze che le parti del Paese avevano fatto durante la guerra, soprattutto a partire dal settembre 1943, durante la guerra civile e la Resistenza, di cui si era fatta esperienza al Nord e che invece il Sud, occupato dagli angloamericani non aveva conosciuto. E questo si riverbera anche sul piano ovviamente del voto istituzionale, con il Sud prevalentemente monarchico, e un Nord invece prevalentemente orientato verso la soluzione repubblicana. In questo senso, la scelta repubblicana rappresenta anche un po’ una sorta di continuazione di quella che allora si chiamava ‘il vento del Nord’, cioè l’idea appunto prevalente dentro le forze protagoniste della Resistenza, che erano di orientamento largamente repubblicano”.

Il 2 giugno 1946 è una data importante anche perché per la prima volta le donne italiane votarono in una consultazione politica: “Per la prima volta si ha un suffragio universale tout court, non un suffragio universale maschile, ma un suffragio universale senza alcuna distinzione di genere, e quindi alle donne viene finalmente riconosciuto il diritto di voto sia passivo sia attivo, e per l’appunto alle prime elezioni politiche – ricordiamocelo sempre, il 2 giugno del ’46 oltre ad essere il momento in cui si sceglie, con il referendum istituzionale, tra la forma di governo monarchica e quella repubblicana, c’è l’elezione all’Assemblea costituente, sono le prime elezioni politiche dopo vent’anni di fascismo, dopo cinque anni di guerra mondiale, dopo un anno e mezzo di guerra civile, insomma un momento fondamentale -, e la partecipazione delle donne è una partecipazione straordinaria. Questo è un punto che molto spesso viene sottovalutato”.

Se il voto di allora fu divisivo, la Festa del 2 giugno oggi è assai meno divisiva della Festa della Liberazione celebrata poche settimane fa: “Nel calendario delle feste civili, il 2 giugno 1946 viene percepito in una maniera meno divisiva dal punto di vista degli schieramenti politici, rispetto al 25 aprile. Possiamo metterla in questi termini: è un po’ un errore di prospettiva, nel senso che è chiaro che il 2 giugno del ’46 esiste perché è esistito il 25 aprile, c’è una stretta correlazione tra i due eventi, è una banalità dirlo ma non ci sarebbe stato il 2 giugno se non ci fosse stato il 25 aprile; e la Costituzione, che viene scritta da coloro che vengono eletti nell’Assemblea costituente il 2 giugno 1946, è una Costituzione che ovviamente risente di quella esperienza fondamentale che è stata la Resistenza, che è stata la Seconda guerra mondiale, ed è stata segnata anche da un profondo protagonismo dei partiti antifascisti, che sono ovviamente i grandi protagonisti della storia repubblicana. Quindi c’è una strettissima relazione tra le due date, e vederle in modo disgiunto è una prospettiva miope”.