Lo storico scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina

Marta Allevato

Dopo gli annunci e i falsi allarmi dei giorni scorsi, 70 prigionieri - 35 russi e 35 ucraini - sono stati i protagonisti di quella che i rispettivi media hanno definito "un'operazione storica": con la benedizione dei due presidenti, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, si è concluso il maxi scambio di detenuti tra Federazione russa e Ucraina.

Non è il primo, ma di certo è il più massiccio dall'inizio della guerra, nel 2014 in Donbass, dove Mosca non è ufficialmente parte del conflitto, ma è accusata di foraggiare i separatisti e di aver illegalmente annesso la Crimea. L'atterraggio quasi sincronizzato dei due voli con a bordo gli ex prigionieri è stata la dimostrazione plastica del nuovo clima più disteso nei rapporti bilaterali, a cui ha contribuito l'elezione a presidente dell'ex attore comico Zelensky, vero vincitore di questa operazione.

Nelle immagini in diretta dai due aeroporti le telecamere si sono soffermate su alcuni detenuti 'di spicco', arrestati per i motivi (e i pretesti) più disparati e diventati negli anni simbolo della resistenza al rispettivo "nemico": il regista ucraino Oleg Sentsov, vincitore del Premio Sakharov nel 2018, a cui ha rivolto subito un pensiero il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli; i 24 marinai e agenti di sicurezza ucraini arrestati nell'incidente dell'anno scorso nello Stretto di Kerch; il giornalista russo dell'agenzia statale Ria Novosti, Kirill Vyshinsky e il controverso Vladimir Tsemakh, "comandante" dei separatisti filo-russi in azione nel Donbass nel 2014 e che gli inquirenti internazionali ritengono un testimone chiave nel caso dell'abbattimento del volo Mh17 sui cieli dell'Ucraina orientale nel 2014, con un lanciamissili di fabbricazione russa. La liberazione di Tsemakh era vista come un test sul nuovo leader di Kiev sia da parte di Mosca, che dell'opinione pubblica interna, dove da più parti lo accusano di essere troppo accondiscendente col Cremlino.

Il capo di Stato ucraino, che ha accolto i 35 compatrioti all'aeroporto Borispol, ha parlato di un "primo passo" verso la pace. "Ora dobbiamo fare tutti i gli altri passi per non porre fine a questa orribile guerra". Soddisfazione trattenuta dalla cautela che impone la situazione, anche da parte del ministero degli Esteri di Mosca. "è un passo molto importante", ha scritto la portavoce Maria Zakharova, avvertendo però che ora "è necessario mantenere questo atteggiamento per risolvere il più possibile i problemi e non aggravarli".

Mentre lo scambio di prigionieri può aiutare a rafforzare la fiducia reciproca e permettere di avviare negoziati seri su altre questioni, la strada verso un vero riavvicinamento rimane ancora lunga e complessa. Molto dipenderà dalle iniziative che verranno intraprese ora. Si auspica un rilancio degli accordi di Minsk - unica road map finora concordata per un processo di pace, ma di fatto lettera morta - anche grazie al rinnovato sforzo di mediazione di Germania e soprattutto Francia, membri del Quartetto Normandia, i cui leder potrebbero presto tornare a incontrarsi dopo una lunga pausa. 

Il commento di Trump 

Il presidente americano accoglie con entusiasmo lo scambio di prigionieri tra la Russia e l'Ucraina. "Ottima notizia", ha scritto su Twitter. "Forse un primo gigante passo verso la pace. Congratulazioni a entrambi i Paesi", ha aggiunto il capo della Casa Bianca.

Russia and Ukraine just swapped large numbers of prisoners. Very good news, perhaps a first giant step to peace. Congratulations to both countries!

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) September 7, 2019

Il plauso della Nato

L'organizzazione ha accolto con favore lo scambio di prigionieri. "Siamo lieti che i marinai ucraini catturati dalla Russia lo scorso novembre siano finalmente tornati a casa, così come il regista Oleg Sentsov. Questo è un passo nella giusta direzione". Lo ha dichiarato la portavoce dell'Alleanza atlantica, Oana Lungescu. "La Nato - precisa - continua a chiedere alla Russia di adempiere a tutti i suoi obblighi previsti dagli accordi di Minsk, incluso il rilascio di tutti i prigionieri. Allo stesso tempo, rimane importante stabilire la verità e la responsabilità per l'abbattimento del volo MH17, in linea con la risoluzione 2166 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite".

Dello stesso avviso anche la Farnesina che esprime soddisfazione attraverso il suo profilo Twitter. "È un passo per ricostruire la fiducia e rilanciare i negoziati bilaterali. Incoraggiamo le parti a continuare a lavorare insieme in buona fede in vista di una graduale attuazione degli accordi di Minsk".