L'Occidente se ne va e gli intellettuali afghani scappano da Kabul di nuovo talebana

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Hp (Photo: Hp)
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Il Wall Street Journal rivela che il mondo laico e progressista di Kabul sta scappando dall’Afghanistan abbandonato da noi e oramai sul punto di ripiombare nella tirannia oscurantista dei talebani. E’ il segno di un fallimento desolante delle forze occidentali e democratiche che mollano chi aveva creduto in loro, come gli eroici curdi che in Siria e in Iraq hanno contribuito a battere gli aguzzini dell’Isis e poi sono stati abbandonati al loro destino.

Dicevamo che avremmo portato una ventata di liberazione in Afghanistan, e invece le donne, senza la protezione militare di un Occidente che torna a casa sconfitto e umiliato, saranno costrette a indossare il sudario chiamato burqa, verranno lapidate sulla pubblica piazza come avveniva prima del 2001 e non potranno più andare a scuola perché l’istruzione sarà considerata nuovamente un peccato da lavare con il sangue. La cultura verrà perseguitata e gli scrittori, i giornalisti, i musicisti che hanno goduto di uno spiraglio di libertà in questi venti anni scappano per non dover nuovamente soffrire il giogo dei talebani.

I traduttori che hanno prestato servizio in aiuto alle potenze straniere antitalebani saranno liquidati come “collaborazionisti” da condannare a morte: anche loro stanno scappando. Come potranno ancora fidarsi di noi? Che credibilità pensano di avere gli Stati Uniti, l’Europa che straparla di diritti universali e non è capace di difenderne nemmeno uno fuori dei suoi confini? I talebani avanzano inesorabilmente in Afghanistan, Kabul spetta una nuova stagione di impiccagioni, oppressione, dittatura feroce. Ma l’Occidente se ne va e la parte migliore dell’Afghanistan si dà alla fuga. Un fallimento civile e morale che mina alla radice la nostra credibilità. Perdonateci, lì a Kabul.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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