Loccioni, potere ai giovani

Livia Paccarié
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Loccioni (Photo: Loccioni)
Loccioni (Photo: Loccioni)

Le parole sono importanti, creano identità. Per questo Loccioni, eccellenza italiana leader mondiale nella misura e nell’automazione per il controllo qualità e la sostenibilità, ama definirsi “impresa” e bandisce parole come “fabbrica” o “azienda”. Fondata nel 1968 da Enrico e Graziella Loccioni, l’impresa marchigiana sviluppa sistemi personalizzati sulle esigenze del cliente, integrando competenze come la robotica, la sensoristica e la scienza dei dati. Come racconta ad Huffpost il figlio di Enrico Loccioni, Claudio, “da noi non esistono dipendenti ma collaboratori e intra-prenditori”.

“Si parte da un presupposto semplice”, spiega “L’attività si basa su due grandi cardini: il cliente e chi offre la soluzione. Si parte dalla tensione che ha sempre mosso il mondo, la domanda e l’offerta, ed è su questo meccanismo che noi abbiamo costruito un tipo di impresa particolare, perché prima di vendere beni, vendiamo conoscenza”.

Loccioni (Photo: Loccioni)
Loccioni (Photo: Loccioni)

Un’impresa che promuove logiche inclusive e mette al centro la persona. “Mentre l’industria manifatturiera ragiona sui macchinari, per cui gli investimenti sono sulle nuove linee di produzione e sulle macchine, nel nostro modello di impresa della conoscenza, gli investimenti si fanno tutti sulle persone”.

Questa concezione accompagna l’impresa Loccioni sin dall’inizio della sua storia e si è tradotta in una presenza attiva nel territorio e nella formazione dei giovani, attraverso scuole e istituzioni. “Gli investimenti sulle persone avvengono in modi diversi: alcuni li fanno attraverso semplici assunzioni, altri, come piace fare a noi, li fanno cercando di radicarsi bene sul territorio. Noi siamo nell’entroterra marchigiano, un territorio che non è un luogo di passaggio, quindi la nostra sfida, nel gioco della domanda e dell’offerta, è garant...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.