L'occupazione dei posti oltrepassa la soglia di allerta

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Il monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe, che riguarda la settimana dal 3 al 9 marzo, ha svelato un peggioramento del quadro epidemiologico, con un ulteriore incremento dei nuovi casi. Per la prima volta in 8 settimane si è registrato un aumento dei decessi e a scatenare l’allarme sono le terapie intensive.

Terapie intensive sotto pressione

Da tre settimane consecutive si registra il progressivo incremento dei nuovi casi con inversione di tendenza di tutte le curve, che conferma l’inizio della terza ondata” ha spiegato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. C’è stato un aumento del 12,9% dei decessi, del 18,4% dei ricoveri in terapia intensiva, del 14,4% dei ricoverati con sintomi, del 10,9% dei pazienti in isolamento domiciliare, del 18,2% dei nuovi casi e dell’11,1% dei casi positivi in una sola settimana. In 15 regioni, rispetto alla settimana precedente, sono aumentati i casi positivi per 100.000 abitanti. “Sul fronte ospedaliero l’occupazione dei posti letto da parte di pazienti Covid supera in 7 Regioni la soglia del 40% in area medica, con una media nazionale che si attesta al 35%; anche le terapie intensive, la cui occupazione a livello nazionale oltrepassa la soglia di allerta attestandosi al 31%, risultano sotto pressione in ben 11 Regioni” ha spiegato Renata Gili, Responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe. In Molise, Umbria, Trento, Marche, Lazio, Lombardia, Abruzzo ed Emilia Romagna la situazione è sempre più critica. “Oltre al tasso di occupazione da parte di pazienti Covid-19 preoccupa il trend in continua ascesa dei nuovi ingressi giornalieri in terapia intensiva: in sole 3 settimane la media mobile a 7 giorni è aumentata del 66%, passando da 134 a 223” ha spiegato Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione Gimbe. Dal documento diffuso dalla Fondazione si comprende che delle dosi di vaccino previste per il primo trimestre 2021 risultano consegnate alle regioni 7.207.990 dosi, cioè la metà di quelle previste. “Secondo i dati ufficiali per rispettare le scadenze contrattuali, entro la fine del mese dovrebbero essere consegnate in media 2,8 milioni di dosi/settimana, rispetto ad una media di 680.000 dosi/settimana consegnate dall’inizio dell’anno” ha commentato Cartabellotta.

Al 10 marzo, secondo il documento della Fondazione, hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 1.747.516 persone, con differenze regionali molto marcate. Il numero delle somministrazioni sta aumentando, ma ci sono troppe differenze anche tra i vari tipi di vaccino. Per Pfizer sono state iniettate più del 90% delle dosi disponibile, ma la percentuale arriva a 52,2% per AstraZeneca e a 44,2% per Moderna. Per questo è stato essenziale coinvolgere anche i medici di famiglia nella campagna vaccinale. “L’estensione da parte del Ministero della Salute all’uso del vaccino AstraZeneca agli over 65 rende urgente finalizzare gli accordi regionali con i medici di famiglia, laddove non ancora definiti, perché la loro piena collaborazione è decisiva per accelerare la vaccinazione della popolazione generale” ha spiegato Gili. Degli oltre 4,4 milioni di over 80, 1.098.047 hanno ricevuto la prima dose del vaccino e solo 231.058 hanno completato il ciclo vaccinale. “La ricomposizione dell’Esecutivo inevitabilmente condizionerà entità e durata delle restrizioni che saranno discusse nel Consiglio dei Ministri di domani. Tuttavia, al di là delle posizioni delle singole forze politiche, tre dati sono inconfutabili in questa fase della pandemia. Innanzitutto, l’inversione di tendenza della curva dei contagi documenta l’avvio della terza ondata, seppur con rilevanti differenze regionali. In secondo luogo, in oltre la metà delle Regioni ospedali e soprattutto terapie intensive sono già in sovraccarico, anche importante, come dimostra la sospensione delle attività ordinarie. Infine, tutte le Regioni e Province dove nelle scorse settimane sono state attuate zone rosse hanno arginato la crescita dei contagi, dimostrando l’efficacia delle misure restrittive nel piegare la curva dei contagi. Qualsiasi interpretazione opportunistica di questi dati finalizzata ad ammorbidire le misure di contenimento, in nome di un illusorio rilancio economico del Paese, rappresenta una severa minaccia alla salute e alla vita delle persone, in particolare se alimentata da evidenze scientifiche parziali o interpretate in maniera strumentale per legittimare decisioni politiche” ha concluso Cartabellotta.