"Lockdown doloroso ma necessario". Intervista a Francesco Boccia

(Photo by Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images) (Photo: Nicolò Campo via Getty Images)

Partiamo dalle ultime novità. L’Eurogruppo ha trovato un compromesso. In maggioranza c’è chi lo legge come un bicchiere mezzo pieno, altri hanno un giudizio radicalmente negativo.
Anche qui serve seguire la stessa strada, quella maestra della verità. Ed eviterei propaganda inutile che fa solo danni a tutti. È un passo avanti, dobbiamo continuare a essere uniti per essere ancora più forti. Intanto, grazie al lavoro fatto da Italia, Francia e Spagna si parla finalmente per la prima volta di emissioni comuni per finanziare il recovery fund (fondo per la ripresa), oltre ai 200 mld mobilitati dalla Bei, ai 100 del programma Sure e alle forme di sostegno già attivate da Bce. L’Europa c’è. Noi dobbiamo pretenderla sempre di più, ma c’è. Poi c’è la disponibilità da valutare tutti insieme di 30 miliardi solo per la sanità e senza alcuna condizione attraverso il Mes. Decideranno i capi dei governi nel Consiglio Europeo e poi i Parlamenti hanno sempre l’ultima parola. Ma il promo passo avanti dell’Europa c’è stato. Non ci fermiamo e andiamo avanti. Questa è solo una prima fase.

Cosa avete deciso sul lockdown?
Il Governo adotta decisioni sulla base delle valutazioni scientifiche continuamente sottoposte alla nostra attenzione. Il Presidente Conte, e il Governo nel suo insieme, ha in atto un confronto permanente attraverso la cabina di regia con dentro Regioni, Enti locali, parti sociali. Non stiamo parlando di decisioni banali, ma di valutare misure che riguardano in primo luogo la salute degli italiani e poi, ovviamente, la tenuta economica e sociale del Paese. Sono misure che vanno adottate con equilibrio, prudenza e saggezza, se posso permettermi questo termine. Al primo posto c’era, c’è e ci sarà la tutela della salute pubblica. Su questo punto non ci sono sconti o scelte avventate.

Ci sarà già dopo Pasqua una riapertura di filiere industriali? E sul commercio al dettaglio?
Il Presidente Conte ha indicato come linea quella della gradualità. Ed è quella più saggia in questo momento, tenendo conto del parere della scienza sui rischi che abbiamo di fronte. La politica poi si assume le responsabilità della decisione finale. Siamo in presenza di un attacco di un virus sconosciuto del quale non conosciamo l’inizio e nemmeno la fine e, pertanto, dobbiamo procedere con la massima cautela. Gradualità significa stabilire settori, tempi e luoghi.

Valutate riaperture mirate in Regioni meno colpite?
Oggi è presto per dirlo. In futuro potrebbero esserci valutazioni differenziate. Ci sono luoghi dove le misure di contenimento hanno impedito l’esplosione dell’epidemia come avvenuto in alcune Regioni del Nord e questo non perchè al Nord siano stati meno virtuosi, ma perchè lì è iniziato tutto. È stato uno tsunami sanitario affrontato con immane coraggio dalle Regioni più colpite anche nei decessi come Lombardia, Emilia, Piemonte, Liguria, Veneto. Il lockdown, che è doloroso e costoso, ha impedito decine di migliaia di ulteriori vittime, diciamoci tutta la verità e diciamola anche a tutti coloro che in questo momento fanno pressing per ripartire subito. Per fortuna le misure adottate hanno fino ad oggi tenuto in sicurezza le Regioni del centro sud, ma questa barriera di difesa eretta va rafforzata non abbattuta.

Alcuni partner europei ci pressano. Senza tempi certi rischiamo di perdere commesse e settori di mercato.
Non c’è nessun pressing da tenere in conto. Ho letto che gli industriali dell’auto tedeschi premono su quelli italiani per ripartire immediatamente. Davvero, non trovo le parole per commentare queste dichiarazioni mentre il Governo era impegnato in una battaglia durissima in Europa. E proprio con i tedeschi. Ripartiremo ma non per far contento qualcuno qualche settimana prima ma per tenere in sicurezza e in un mondo migliore gli italiani e gli europei.

Quando prevedete un allentamento delle misure di restrizione sociale? Borrelli ha indicato la data del 16 maggio, ora si parla del 3.
Il capo della Protezione civile aveva fatto ipotesi astratte sulla base dei dati in arrivo, non aveva indicato una data orientativa. Tutti vogliamo la normalità ma alcuni hanno il dovere della verità assoluta. In questi giorni della Santa Pasqua le restrizioni dovranno essere ancora ferree. Poi capiremo le classi di rischio delle diverse attività economiche e decideremo tutelando prima la salute e poi l’economia. Marzo è stato uno dei mesi più terribili della storia d’Italia. Quando la sera cerco di prendere sonno penso e ripenso alle migliaia di vittime e ai loro familiari e dico solo che dobbiamo essere attentissimi a impedire un nuovo riaccendersi dell’epidemia. Questo dovrebbe essere il pensiero fisso di tutti. industriali compresi; so che stanno soffrendo ma dopo saremo tutti più forti. Non ci sono due Italie: se continuiamo a contare malati e morti noi le fabbriche per chi le dobbiamo riaprire? Lo faremo, come dice il premier, con gradualità. La lezione della Cina insegna.



Questa modo di annunciare, di procedere con continue conferenze stampa di settimana in settimana, alla lunga non ha generato confusione?
No perché il Presidente Conte ha detto dal primo momento la verità agli italiani coinvolgendoli in scelte difficili. Non avevamo e non abbiamo la bacchetta magica è l’unica strada era camminare insieme giorno per giorno. Se non avessimo comunicato tutto ci avrebbero detto che nascondevamo la verità. Noi non abbiamo annunciato annunci, ma decreti. C’è una bella differenza. Altra cosa sono anticipazioni che non provengono da noi. L’Italia è l’unico Paese al mondo dove qualunque cittadino può vedere come stanno spendendo i suoi soldi consultando il sito della Protezione civile. Come si chiama? Trasparenza? Ditemi in quale altro posto del mondo sta accadendo.

Nelle ultime ore ci sono grandi pressioni sul governo. Confindustria chiede di rimettere in moto il motore del paese, i sindacati denunciano pressioni cieche. Il paese è esasperato, sempre più voci accusano il governo di latitare nella programmazione della Fase 2.
Il governo non decide sulla base delle pressioni, ma su fatti e valutazioni. I fatti sono i bollettini degli ospedali. Le valutazioni sono quelle degli scienziati. Sulla base di questo si prendono decisioni. Conosco perfettamente le esigenze del mondo produttivo, ma se il Paese non è in sicurezza rischiamo un disastro dal quale non ci rialziamo mai più.

Mi ricollego alla domanda precedente introducendo altri due elementi. Le Regioni continuano a fare ordinanze specifiche, alcuni sindaci si muovono come rappresentanti sindacali del popolo. Il clima di disgregazione
sociale non vi preoccupa?
Non è così. Il Governo ha stabilito le norme di cornice all’interno delle quali gli enti territoriali possono agire come meglio credono ben conoscendo la situazione delle loro terre. Intendiamoci: si può chiudere un parco, ma non si può chiudere lo Stretto di Messina. Ci vuole equilibrio. Ecco perché Stato e Regioni s’incontrano, in video conferenza, ogni giorno. La disgregazione sociale sinceramente la temo sotto il profilo economico e su questo i ministri Gualtieri e Patuanelli stanno facendo un lavoro straordinario.

Avete demandato gran parte delle decisioni alla valutazione del comitato tecnico scientifico, vi siete in qualche modo autocommissariati. Anche pezzi della maggioranza, penso a Matteo Renzi, chiedono che la politica riprenda le redini sul dopo.
Non abbiamo mai demandato nessuna decisione. Consultiamo i tecnici come stanno facendo in tutto il mondo visto che gli sviluppi di una pandemia non si mettono ai voti ma vanno valutati da scienziati che da una vita fanno quel lavoro. Si chiama umiltà nel servizio al Paese. Rassicuro Renzi sul fatto che il presidente Conte legge e rilegge tutti gli atti dalla prima all’ultima parola e così fanno i ministri. Non abbiamo mai perso il controllo delle redini.

La bussola che ha orientato le scelte è la salute, il livello di saturazione delle terapie intensive. Ma se questa situazione continuasse a prolungarsi troveremo un paese in macerie, totalmente da ricostruire.
Appunto ogni decisione va valutata con cautela. Non ci interessa se qualche nazione intende partire prima. Anzi, dovremo essere più attenti a impedire contagi da altri Paesi meno rigidi dell’Italia. E penso a quelle nazioni che sin dall’inizio hanno fatto a gara ad addossare all’Italia una responsabilità che non ha, quella del contagio, visto che non credo che l’infezione sia scoppiata in Italia per nostra volontà, ma forse è stata portata dall’estero. Ma di questo parleremo dopo.

Decaro, che oltre a essere il presidente dell’Anci è anche un suo compagno di partito, ha sbattuto i pugni sul tavolo chiedendo 5 miliardi per i comuni. Ci saranno nel decreto di aprile? Quante risorse metterete in campo?
Decaro pone temi seri che meritano risposte chiare. I Comuni avranno i fondi, li stiamo quantificando. Hanno già ottenuto una prima tranche che non è l’elemosina della quale parla qualche sciacallo in servizio permanente, ma un primo sostegno. Avendo fatto l’assessore in una giunta con lo stesso Decaro so benissimo quali sono le esigenze dei Comuni per far funzionare la macchina. Questione di pochi giorni.

Di Maio ha chiesto al governo tedesco di dissociarsi dal titolo di Die Welt che insinua che i soldi che chiediamo all’Europa sono attesi dalla mafia. Si associa a questa richiesta?
Condivido l’irritazione del ministro Di Maio che si sta battendo da un mese da un capo all’altro del mondo per sostenere le forniture della Protezione civile. Questi accostamenti di una nazione a luoghi comuni o emergenze sociali sono molto pericolosi perché ogni Paese può esserne ingiustamente colpito. L’editoriale di Die Welt è una delle cose più becere che abbia mai letto. A proposito: penso che proprio in Germania dovrebbero fare molta attenzione a questo genere di accostamenti. E non aggiungo altro.

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