Lockdown più duro: ecco l'idea dell'assessore altoatesino per contenere i contagi nella regione

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alto adige zona rossa
alto adige zona rossa

A partire da lunedì 9 novembre, anche l’Alto Adige diventa zona rossa, a causa dell’aumento vertiginoso di casi covid riscontrato negli ultimi giorni. L’assessore alla sanità Thomas Widmann non esclude che si possa addirittura applicare un lockdown ancora più rigido di quello già in atto nel resto della penisola.

Alto Adige diventa zona rossa

Nella giornata di lunedì 9 novembre l’Alto Adige è diventata ufficilamente zona rossa. Ad annunciarlo è l’assessore della sanità regionale Thomas Widmann, alla luce del numero inquietante di casi covid rilvati nell’ultimo periodo.

La giunta provinciale potrebbe addirittura pensare ad un lockdown più duro di quello applicato nel resto d’Italia: “Non abbiamo alternative, altrimenti collassa l’intero sistema sanitario,” così dichiara Widmann all’Ansa.

I danni collaterali sarebbero devastanti, se gli ospedali non dovessero più garantire chemioterapie e interventi chirurgici. Siamo oltre il tempo massimo, i campanelli d’allarme non possono più essere ignorati“, ha poi aggiunto preoccupato l’assessore.

Decisione netta

Già marzo la regione aveva chiuso con soli 42 casi positivi. Ora che il numero si aggira giornalmente attorno ai 750, per Widmann l’inasprimento delle disposizioni è inevitabile: “Con il lockdown duro anche le elementari e la prima media passerebbe alla didattica a distanza. Siamo partiti con 30 tamponi al giorno, ora ne facciamo anche 4.000, questo è importantissimo”.

In conclusione, Widmann parla della situazione negli ospedali: “Già adesso la pressione sugli ospedali è enorme. Abbiamo garantito la vita pubblica il più lungo possibile, ma ora va presa una decisione netta, se vogliamo evitare gli ospedali da campo.