"Lockdown solo per no vax molto duro, ma costituzionalmente possibile"

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(Photo: Maria Laura AntonelliMaria Laura Antonelli / AGF)
(Photo: Maria Laura AntonelliMaria Laura Antonelli / AGF)

“Un lockdown solo per non vaccinati in Italia sarebbe una misura molto dura e complessa da realizzare, anche se in condizioni medico-sanitarie rilevanti non sarebbe in sé incostituzionale. Meglio però una strategia gradualistica che da un lato aumenti le categorie lavorative con obbligo vaccinale e dall’altro preveda il green pass a due velocità per le attività ludiche e sociali”. Francesco Clementi, costituzionalista, docente di Diritto Pubblico Comparato all’università di Perugia analizza le ipotesi – ancora teoriche – di nuove restrizioni per la quarta ondata di coronavirus.

I contagi salgono, l’economia in fase di ripartenza trema, intorno ai nostri confini tornano i lockdown, e le Regioni vanno in pressing sull’”attendismo” del governo. Ma si può ipotizzare sul piano costituzionale una divisione dei cittadini tra vaccinati e non vaccinati come destinatari di eventuali restrizioni?

Serve una premessa generale: nessuna libertà è sovrana sulle altre, si tengono tutte in equilibrio tra loro e la democrazia è chiamata a usare questo bilanciamento come criterio guida. Questo fa la differenza tra l’Italia e altre esperienze non democratiche che hanno affrontato la pandemia. Poi l’articolo 32 della Carta sulla tutela della salute coniuga il diritto individuale con l’interesse collettivo. E’ questo il perimetro complessivo in cui si muove il legislatore.

E come deve muoversi il governo adesso, in questo tracciato?

La domanda chiave è: come si tutelano al meglio entrambe le posizioni dell’articolo 32 mentre la pandemia risale? Anche qui va fatto un ragionamento: attraverso l’uso di green pass, mascherine e vaccino il governo ha scelto un criterio di gradualità. Con la quarta ondata, tuttavia, nonostante questi tre elementi rischia di mancare l’obiettivo di sconfiggere il virus.

Giorgia Meloni obietterebbe che se la strada del green pass non funziona, significa che è sbagliata.

La strategia gradualistica del governo è confermata dalla realtà: decessi e ricoveri in terapia intensiva si sono ridotti di molto. Perciò, secondo me, va confermata. Partendo dall’estensione della platea dell’obbligo della terza dose del vaccino per le categorie più a rischio perché a contatto con il pubblico: professori, forze dell’ordine, personale degli sportelli della Pubblica Amministrazione. In quel caso, il loro diritto individuale impatta da subito con il benessere collettivo che in pandemia prevale. E poi con il green pass a due velocità limitato però ad alcune attività.

La strada del green pass a “doppio binario”, ovvero escludendo chi ha fatto il tampone anziché il vaccino (o è guarito dal virus) dunque è costituzionalmente percorribile?

Lo è se si trattasse di escludere i non vaccinati da una serie di attività collettive e sociali quali l’accesso a bar, ristoranti, palestre, cinema, teatri. Perché non si vieterebbero attività primarie né si lederebbero diritti essenziali della persona ma si limiterebbe solo una parte della dimensione pubblica. Viceversa, applicare questa distinzione all’accesso alla scuola o al lavoro porrebbe forti rischi di discriminazione. Anche perché il tampone è già un impegno a farsi carico della salute altrui.

L’Austria sta varando il lockdown totale in alcune regioni. L’ipotesi invece di un lockdown solo per i non vaccinati sarebbe percorribile?

Sarebbe una misura molto dura e molto complessa da realizzare, anche per la richiesta di controllo che impone in un Paese con la struttura sociale italiana. Di fronte a condizioni medico-sanitarie rilevanti, tali da giustificarlo, non sarebbe però incostituzionale. Ma a mio avviso la strategia che combina l’intervento sull’obbligo vaccinale per categorie lavorative con il green pass a due velocità è la più adeguata proprio per evitare quella prospettiva.

C’è un tema di tempi però: l’immunizzazione con terza dose richiederà mesi, mentre i governatori sono preoccupati per le vacanze natalizie e gli ospedali pieni. C’è un pezzo di Paese, al Nord, che senza la seconda stagione sciistica consecutiva rischia il fallimento.

Il pragmatismo dei governatori è giustificato e lo capisco bene. Il green pass solo per vaccinati e guariti sulle piste da sci sarebbe una soluzione percorribile, sempre nell’ottica di evitare chiusure.

Anche le Regioni, però, hanno posizioni diverse. Fedriga e Toti guidano l’ala dura, mentre il veneto Zaia e il marchigiano Acquaroli sono più freddi. Si rischia il ritorno dell’Italia a macchia di leopardo con ordinanze in conflitto tra loro?

No, perché nel frattempo è intervenuta la sentenza n. 37 del 24 febbraio 2021 della Corte Costituzionale a proposito della Val D’Aosta che sancisce che la gestione della pandemia fa parte della profilassi internazionale ed è quindi di competenza esclusiva dello Stato. E’ superata ormai la confusione sui poteri concorrenti tra governo centrale e Regioni. Dunque, sarebbe necessaria una regia nazionale.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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