"Lockdown subito", chiede compatto il fronte ospedaliero

Sonia Montrella
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AGI - Dai medici agli anestesisti, il fronte ospedaliero è compatto sulla necessità di un lockdown nazionale per frenare la curva di contagi e morti. L'appello arriva il giorno dopo la richiesta della chiusura totale da parte di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici. Secondo Carlo Palermo, segretario nazionale di Anaao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri, la chiusura dovrebbe durare dalle 6 alle 8 settimane: "Siamo in enorme ritardo e non possiamo più assistere a questo rimpallo di responsabilità tra Regioni e governo". Il rischio, se si continua con questo trend è quello di tonare alla difficile situazione di dover decidere chi intubare e chi no, tornando di fatto alla medicina di guerra. I numeri, sostiene Palermo, giustificano assolutamente la chiusura: "quando a marzo il governo ha chiuso tutto stavamo meglio di adesso".

Stesso appello arriva anche dal presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri (Aaroi) Alessandro Vergallo. "Nella prossima settimana i ricoveri in terapia intensiva raddoppieranno" e il rischio di un lockdown è piu' vicino che mai, sostiene il medico. "Se non avessimo un'economia cosi indebolita dovremmo assolutamente andare in lockdown perchè gli ospedali sono sovraccarichi".

 I nosocomi sono colmi di pazienti che "parte della medicina generale di base non sa gestire", osserva Vergallo. E a corto di personale e con posti letto in reparto Covid e in terapia intensiva che si avviano verso la saturazione. "Quest'estate qualcuno ha fatto una solenne dormita", punta il dito Palermo, elencando alcune criticità non ancora risolte: "I tamponi sono inadeguati, il tracciamento è saltato, le visite domiciliari anche, gli alberghi Covid non sono stati allestiti". Quanto ai posti letto terapie intensive "il limite critico è stato ampiamente superato". Gli 8000 posti in terapia intensiva allestiti "non sono reali, quelli a disposizione sono 7000. Non solo: non basta un ventilatore per creare un posto letto di terapia intensiva, ci vuole l'impiantistica giusta, il monitor, le strutture murarie. E poi il personale, con un medico e due infermieri ogni 6 posti letto su tre turni. Senza il personale il letto è inutilizzabile", denuncia Palermo.

Vergallo pungola la medicina generale di base che "non ha ancora trovato un ruolo in questa lotta alla pandemia". I medici di base "dovrebbero fare opportuni triage telefonici e visite a domicilio, ovviamene muniti di tutti i dispositivi di protezione individuali più sicuri". La partita non si gioca più solo sui tamponi, e "se tutto il ruolo della medicina si riduce a contrattare dove e come effettuare il tampone mi sembra un apporto scarso", dice il numero uno degli anestetisti che concorda con Palermo sul fatto che nei mesi scorsi "è stato fatto poco e a macchia di leopardo sia per quanto riguarda i posti letto in reparti Covid che per la terapia intensiva". E meno ancora è stato fatto "per stabilizzare i precari che si attestavano al 15% prima della pandemia e che ota sforano il 20%".

Anche a livello locale i rappresentati dei medici hanno iniziato a far sentire la propria voce. Tra questi c'è Nicola Addis, il presidente dell'Ordine dei medici di Sassari. "Uno dopo l'altro i reparti di degenza vengono convertiti in reparti Covid e le Terapie intensive sono al limite. I dati epidemiologici registrano picchi verso l'alto giorno dopo giorno e il personale lamenta situazioni difficilmente gestibili e seppur con grande sacrificio, non riesce piu' a svolgere con serenità il proprio lavoro", dichiara Addis. "Se vogliamo evitare in extremis un nuovo lockdown totale, (richiesto anche dalla Fnomceo) con tutte le drammatiche conseguenze economiche, sociali e psicologiche, è indispensabile l'impegno di tutti".

Nelle scorse ore Anelli, in veste di presidente dell'Ordine dei medici di Bari, si era espresso anche sulla situazione in Puglia: "Come medico sono molto preoccupato e temo che le misure adottate in Puglia siano insufficienti a scongiurare il collasso del sistema sanitario. Per Anelli "il lockdown 'soft' della zona arancione dispiegherà i suoi effetti tra 20 giorni, quando rischia di essere ormai troppo tardi. Anche considerando che il trend di crescita rimanga costante e non abbia un andamento esponenziale, all'Immacolata rischiamo di avere 400 morti e la saturazione dei posti letto Covid che la Puglia ha a disposizione".