Lodo Moro, "prima trattativa con Olp nel '73"

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di Francesco Saita  

"In una magnifica giornata di sole dell'ottobre 1973, all'ambasciata italiana al Cairo, si incontrano un rappresentante dell'Olp, Said Wasfi Kamal, e due diplomatici italiani, Ranieri Tallarigo e Concetta Di Stefano in Grignano. L'uomo dell'Olp dice ai suoi ospiti: 'Siamo pronti a siglare un'intesa: voi ci ridate i cinque fedayn arrestati a Roma nel gennaio, noi non colpiremo obiettivi israeliani sul vostro territorio'. La stretta di mano è̀ scontata: l'accordo conviene a tutti". Il lodo Moro, finora avvolto da un alone di leggenda, potrebbe avere così una data precisa di inizio. E' quanto scrive la scrittrice e giornalista d'inchiesta, Stefania Limiti, nel suo ultimo volume, dedicato a Yasser Arafat ('Arafat - Il Sovrano senza Stato' - Castelvecchi editore). Di più: nel volume si narra di come anche in Francia, con l'arrivo nell''81, di Francois Mitterrand all'Eliseo, anche Parigi - dopo Roma - scelse di fare il patto di 'non belligeranza' con i palestinesi.  

Nel libro si fa chiarezza, innanzi tutto, sull'operazione Moro. Quel primo abboccamento porterà a stabilire un vero e proprio accordo: nessun attacco terroristico in suolo italiano a fronte di una 'copertura' legata agli interessi e ai traffici d'armi nel nostro paese dei palestinesi in lotta contro Israele, perché - semplificando, in una materia complessa, che negli anni '70 e '80, ha visto in campo servizi segreti di mezzo mondo - l'accordo con i palestinesi, il cosiddetto Lodo Moro, questo avrebbe sancito.  

Un 'patto non scritto', per alcuni mai esistito, per i detrattori vergognoso e immorale, paragonabile alla più recente (presunta) trattativa Stato-Mafia, per altri invece una delle mosse geniali di Aldo Moro, che garantì il nostro Paese, mettendolo al riparo dagli attacchi terroristici dei gruppi attivi in quegli anni, dalle frange armate dell'Olp all'Fplp fino a Settembre nero. Qualche giorno dopo la scena si sposta alla Farnesina - ricostruisce Limiti, ripercorrendo le tappe dell'accordo segreto - dove i diplomatici si incontrano con il vicequestore Silvano Russomanno, direttore della Divisione Sicurezza Interna. "Non esiste un resoconto della riunione ma, a grandi linee, è anche così che prende forma il Lodo". Che l'autrice rivendica come "nient'altro se non un capitolo di attuazione della linea politica di Aldo Moro".  

Sul tavolo l'Italia metterà "incolumità̀, assistenza anche attraverso borse di studio ai giovani palestinesi, una sede di rappresentanza a Roma, in cambio della pace garantita sul nostro territorio". Ricordando che "tutto si tiene dentro una cornice ideologica che riconosce il diritto di quel popolo ad attuare una strategia di resistenza e a salvaguardare la nostra sicurezza nazionale". Un patto che citando le parole di Stefano Giovannone, uomo del Sismi inviato in Libano da Moro garantì 'sette anni di tregua'. 

L'accordo con l’Italia fu un modello: un’analoga strada venne infatti seguita dalla Francia. Quando Francois Mitterrand divenne residente, nell''81, si preoccupò di stabilire un codice di comportamento nei confronti dei palestinesi. A raccontare l'adozione del lodo Moro anche a Parigi è Frédéric Laurant. "All'epoca ero all’Eliseo, ero assistente di François de Grossouvre assegnato alla Presidenza della Repubblica per sovrintendere ai problemi di sicurezza nazionale", dice nella sua intervista contenuta nel volume. François Mitterrand nel 1972 va a Gaza e in seguito, nel ’74, incontra Arafat al Cairo. Nel 1976, riconosce il diritto dei palestinesi a uno Stato. "Mitterrand - ricorda Laurant - ha salvato a più riprese Arafat. Durante l’assedio di Beirut, alla fine di agosto 1982, Arafat sfugge agli israeliani grazie alla protezione dei paracadutisti francesi. L’operazione è̀ decisa da Mitterrand e pianificata da Grossouvre. Altre due volte l’aiuto di Mitterrand salva Arafat".  

Il francese ricorda come "già̀ sotto Giscard c’erano stati 'accordi' segreti che consentivano ai palestinesi di agire in Francia a condizione di non attentare agli interessi francesi". Poi Laurant viene contattato da "un ebreo libanese vicino a Yasser Arafat che avanzò la seguente proposta: 'le autorità̀ francesi saranno avvertite in anticipo dell’ingresso sul territorio nazionale di eventuali terroristi provenienti dal Libano. Questi dovranno essere fermati e interrogati, poi rispediti indietro con il primo aereo in partenza per Beirut'". Un accordo sulla falsariga di quello italiano. Sono i primi anni '80, da poco a Bologna è saltata in aria la stazione. "Non avevate avuto nessun sentore di un possibile coinvolgimento dei palestinesi nella strage di Bologna?", chiede Limiti al suo interlocutore: "Scherza? La cosiddetta pista palestinese nel terribile eccidio, glielo assicuro, è un’autentica sciocchezza".