Lombardia: 66% ginecologi sono obiettori, Ru486 poco... -2-

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Milano, 16 set. (askanews) - "Il luglio scorso - sottolinea Bocci - avevamo presentato una mozione, approvata in Consiglio, in cui si chiedeva alla giunta di abolire l'obbligo dei 3 giorni di ricovero per la Ru486, come già fatto da altre regioni, obbligo che ne rendeva più difficile l'utilizzo rispetto all'ivg chirurgica, praticata in day hospital. Grazie al nostro intervento dal 1 gennaio 2019 l'obbligo è stato abolito ma, nonostante questo, il metodo farmacologico resta residuale".

Questo perché in Lombardia l'attesa fra certificazione della gravidanza e intervento è maggiore a quella delle altre regioni (è al sedicesimo posto In Italia), il che significa che passa troppo tempo fra la certificazione e l'effettiva esecuzione dell'Ivg e questo fa scadere i termini (49 giorni) entro i quali è possibile utilizzare il farmaco. Nelle Regioni dove la Ru486 è più utilizzata l'attesa è inferiore ai 14 giorni.

Altro ostacolo all'utilizzo della Ru486 è l'informazione. "Per questo - sottolinea Bocci - chiederemo che, nel colloquio iniziale pre intervento, sia in consultorio che in ospedale, le donne siano informate della possibilità di utilizzare la RU486, cosa che ad oggi non sempre accade e che sia lanciata una campagna informativa su un metodo meno invasivo che - evitando una anestesia generale - garantisce maggiore tutela della salute fisica e psichica della donna".

Dare piena applicazione alla legge 194 non significa solo garantire il il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza, ma, anche e soprattutto, promuovere la prevenzione. "Per fare questo - conclude Bocci - sarebbe utile, sull'esempio di quanto già fa l'Emilia Romagna, offrire nei consultori contraccettivi gratis ai ragazzi under 26. Come peraltro proponeva un nostro ordine del giorno, approvato dal Consiglio ma che non ha ancora trovato piena attuazione".