Lombardia: 66% ginecologi sono obiettori, Ru486 poco utilizzata

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Milano, 16 set. (askanews) - In Lombardia il 66% dei ginecologi sono obiettori, mentre la Ru486 resta troppo poco utilizzata. Questi i dati, in linea con quelli degli anni precedenti, emersi dall'indagine condotta in ogni presidio della Lombardia dal gruppo regionale del Partito democratico. Nel 2018 le interruzioni di gravidanza sono state 12.240, nei primi sei mesi del 2019 5.897, il che significa che a fine anno saranno poco meno dell'anno precedente. "Un dato positivo - commenta la consigliera regionale del Pd, Paola Bocci, promotrice dell'inchiesta - che sta a significare che, a 40 anni di distanza, la legge 194 è ancora efficace e capace di raggiungere l'obiettivo che si era data, ossia ridurre drasticamente il ricorso all'aborto".

A restare troppo alta è la percentuale degli obiettori di coscienza. La presenza di medici ginecologi obiettori resta quasi invariata. Nel 2018 erano il 65%, a fronte del 66% del 2017. In ben 2 ospedali, Iseo e Chiavenna sono la totalità. In tre, Desio, Treviglio e Gavardo, sono oltre il 90%, in 10 sono oltre l'80%. Solo in 11 (di cui tre a Milano, San Carlo, Sacco e Buzzi) sono sotto il 50%. In 7 strutture su 62 (il 10%) le interruzioni volontarie di gravidanza (ivg) sono pari a zero (Vaprio d'Adda, Melzo, Iseo, Sondalo, Chiavenna, Gardone val Trompia, Mortara). Questo, nonostante la legge 194, all'articolo 9, afferma che "gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare gli interventi di interruzione della gravidanza richiesti".

I numeri sono ancora più sconfortanti se si guarda all'utilizzo della Ru486, un metodo farmacologico autorizzato dall'Aifa già nel 2009. La Ru486 nei primi sei mesi del 2019 è stata utilizzata solo nel 13% delle strutture, erano il 10% nel 2018 e l'8% nel 2017. La Lombardia è infatti al quattordicesimo posto fra le regioni italiane, ultima fra quelle del Nord e dopo Calabria e Sicilia, a fronte di un utilizzo del 43% in Liguria, del 42,5% in Piemonte, del 33% in Emilia Romagna, del 29,4% in Puglia, del 28% in Toscana, del 21,2 % in Lazio, del 17,6% in Calabria e del 17,4% in Sicilia, come evidenzia la Relazione nazionale sulla 194 del 31 dicembre 2018. Nei primi sei mesi del 2019 in Lombardia non era utilizzata in nessun modo in 26 strutture su 62, un dato solo di poco infariore a quello del 2018 quando le strutture erano 32. (segue)