Lombardia dei derby,campo centrale sfide nel torneo elettorale

Image from askanews web site
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Milano, 24 set. (askanews) - Nell'era del consenso costruito sui social se c'è un luogo fisico che più di ogni altro ancora rappresenta la partita elettorale del 25 settembre, il campo centrale del torneo dove tutti vogliono esserci, questo è la Lombardia, non solo per i suoi dieci milioni di abitanti. Lo è ovviamente per la Lega e per Forza Italia, che questo territorio ce l'hanno nel Dna, ma anche per la coalizione di centrosinistra, che ha scelto non a caso Brescia per far partire il tour elettorale di Enrico Letta e Monza per la sua anti-Pontida del 18 settembre. In mezzo tanti appuntamenti lombardi del segretario dem con un doppio obiettivo: valorizzare il modello di buon governo dei propri sindaci nelle grandi città (Milano, Bergamo, Brescia, Varese, Mantova, Lecco, Cremona, Monza e Lodi) in chiave proporzionale e cercare di avere la meglio nei pochi collegi uninominali contendibili.

Uno fra tutti, citato da Letta in ogni comizio per rilanciare il suo appello al cosiddetto "voto utile", è quello di Sesto San Giovanni, l'ex Stalingrado d'Italia ormai stabilmente governata dal centrodestra. Qui la coalizione a guida Pd ha schierato Emanuele Fiano, deputato dem figlio di un sopravvissuto ad Auschwitz, che sfida per un seggio a Palazzo Madama la senatrice di Fdi Isabella Rauti, figlia dell'ex segretario del Msi e fondatore di Ordine Nuovo. "Sarà un confronto chiave, si potrà misurare la lezione della storia" ha detto senza mezze misure Fiano. "Vogliono darci patenti di legittimità, ma il Pd perderà" ha replicato Rauti.

A Cremona, considerata una roccaforte del Pd, si contendono invece un posto al Senato l'economista Carlo Cottarelli e la senatrice meloniana Daniela Santanchè, mentre nel collegio uninominale di Milano centro per la Camera la sfida è tra l'ex ministro berlusconiano dell'Economia Giulio Tremonti ora candidato da Fdi, e il segretario di +Europa Benedetto della Vedova.

Partite senza sfumature che lasciano poco spazio - è il messaggio di Letta - alle liste che non hanno possibilità concrete di battere il centrodestra. Un ragionamento opposto a quello del leader del terzo polo, Carlo Calenda, che per contrastare la tesi lettiana e dimostrare l'importanza della partita lombarda ha scelto di aprire da Milano la propria campagna elettorale, nella convinzione di intercettare gli elettori moderati in uscita dal centrodestra per l'affondamento del governo Draghi.

Quanto al proporzionale, eccetto Di Maio e lo stesso Calenda, tutti i big nazionale hanno scelto di scendere in campo anche e soprattutto in questa regione, tanto che gli elettori del collegio plurinominale di Milano per il Senato (Lombardia 3), si trovano sulla stessa scheda i nomi di Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, Mariastella Gelmini, Emma Bonino, Ignazio La Russa e Matteo Salvini.

D'altra parte in palio non c'è solo il risultato delle politiche, ma anche le "qualifiche" per le regionali del 2023. Se infatti il partito di Giorgia Meloni riuscisse a superare quello di Matteo Salvini, diventando il più votato nel centrodestra lombardo, difficilmente il leader della Lega riuscirebbe e sostenere fino in fondo la ricandidatura di Attilio Fontana, dopo l'accantanamento del meloniano Musumeci in Sicilia.

Anche perché sulla linea di partenza si è schierata la vicepresidente Letizia Moratti, vicina a Forza Italia, stimata da Meloni ma anche dal terzo polo, che chiede una risposta alla sua disponibilità a candidarsi al posto di Fontana. Sul fronte del centrosinistra il Pd deve invece dimostrare, dopo la traballante gestione dell'emergenza Covid da parte della giunta regionale di centrodestra, di essere finalmente competitivo dopo 28 anni di sconfitte e il M5s di essere un valido potenziale alleato, non radicato solo al Sud.