Lombardia Film Commission, Gdf nella sede di Cormano

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I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Milano sono da questa mattina nella sede della Lombardia Film Commission, la fondazione no-profit di cui sono soci Regione Lombardia e Comune di Milano, nel capannone di Cormano finito al centro dell’inchiesta della procura di Milano che l’altro ieri ha portato al fermo dell’indagato Luca Sostegni, liquidatore della Paloschi, società che ha venduto il capannone in questione all’immobiliare Andromeda prima che questa lo rivendesse alla Lombardia Film Commission alzandone il prezzo da 400mila a 800mila euro. Le acquisizioni delle Fiamme gialle proseguiranno anche nei prossimi giorni. 

L’ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti milanesi, coordinati dall’aggiunto Eugenio Fusco e dal pm Stefano Civardi, è che il valore dell’immobile acquistato infine dalla fondazione pubblica sia stato ‘gonfiato’ appositamente. Ora si sta cercando di ricostruire chi abbia beneficiato dei soldi di quella compravendita. Tra questi potrebbe esserci Sostegni, per il quale per questo motivo si ipotizza il reato di peculato, oltre a quello di estorsione, per aver chiesto denaro alle altre persone coinvolte in cambio del suo silenzio sulla vicenda, che stava iniziando a trapelare sulla stampa. 

L’inchiesta sulla compravendita del capannone di Cormano non riguarderebbe denaro finito alla Lega, nonostante la vicinanza al Carroccio di alcune delle persone coinvolte nella vicenda. È quanto si apprende da fonti investigative, secondo cui i soldi derivanti dall’operazione immobiliare non sarebbero finiti nelle disponibilità del partito, quanto piuttosto in quelle dei singoli partecipanti all’operazione, che li avrebbero poi utilizzati a fini personali. 

Secondo l’accusa, dietro la compravendita del capannone di Cormano ci sarebbero tre commercialisti considerati vicini alla Lega, al momento tutti e tre indagati: si tratta di Alberto Di Rubba, ex presidente della Lombardia Film Commission, Andrea Manzoni, insieme a Di Rubba ex revisore dei conti della Lega in Parlamento, e Michele Scillieri, nel cui studio a Milano è stata registrata e domiciliata la ‘Lega per Salvini premier’.  

L’inchiesta, coordinata dalla procura milanese con l’aggiunto Eugenio Fusco e il pm Stefano Civardi, corre inoltre parallela a quella genovese sui 49 milioni di fondi pubblici della Lega di cui si sono perse le tracce. Il legame tra le due indagini è ancora da chiarire, ma a metterle in collegamento sarebbero alcune persone che compaiono in entrambe le vicende. 

 

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