"Lombardia pronta ad accogliere pazienti dal Sud". Intervista a Giulio Gallera

Luciana Matarese
·Giornalista
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Giulio Gallera (Photo: ANSA)
Giulio Gallera (Photo: ANSA)

Assessore Giulio Gallera, il sindaco di Milano, Beppe Sala, dice di non sentirsi tutelato da lei come cittadino.

È agghiacciante che sindaco e vicesindaco di Milano chiedano di dare i vaccini prima ai dipendenti comunali sani che ad anziani, malati oncologici e donne gravide e lo facciano con l’evidente interesse per la campagna elettorale dell’anno prossimo. Sala mi sembra in evidente debito d’ossigeno per l’anno prossimo.

La polemica nasce dalla mail inviata dalla Regione Lombardia al Comune di Milano per comunicare che non saranno disponibili dosi di vaccino per convenzioni extra categorie fragili, in questo caso per migliaia di dipendenti come l’amministrazione aveva chiesto. Già ieri la vicesindaca Scavuzzo aveva attaccato Gallera il quale ha liquidato la protesta come “polemica strumentale”.

Perché è una polemica strumentale?

Le Regioni acquistano i vaccini e sono tenute a darli alle categorie deboli, non lo fanno certo per per rivenderli. Quando avanzano, come succede ogni anno, li mettiamo a disposizione dei cittadini che non rientrano nelle fasce target. Ma quest’anno con l’aumento di richieste e l’ampliamento delle fasce target, la priorità va a queste ultime. È triste il modo di comportarsi di chi probabilmente ha capito che i milanesi hanno compreso che il re è nudo. Sala sarà giudicato dai milanesi per quello che ha fatto o non ha fatto durante l’emergenza e sul piano amministrativo nei cinque anni da sindaco.

Nei giorni dell’emergenza fece capire di essere disponibile a candidarsi a sindaco. Lo è ancora o ha cambiato idea?

La disponibilità di cui parla lei non c’era allora e non c’è adesso.

Un concetto, questo, sul quale nel corso dell’intervista Giulio Gallera tornerà spesso. L’assessore regionale al Welfare della Regione Lombardia, con il “suo” Governatore, Attilio Fontana, protagonista dell’emergenza sanitaria che da febbraio ad aprile ha sconvolto la Lombardia, insiste sulla “concordia istituzionale” tra Governo e Regioni, che declina nella disponibilità, se necessario, ad accogliere in Lombardia i pazienti del Sud da ricoverare in terapia intensiva.

Oggi il professor Remuzzi, parlando della Lombardia, dichiara che “il virus circola molto meno e con effetti diversi”. Parole incoraggianti, assessore?

Ci conforta, abbiamo saputo fronteggiare l’emergenza. Al di là di chi fa polemica manteniamo la guardia altissima. Non possiamo permetterci di abbassarla.

Però in Lombardia i contagi e i morti continuano a crescere - ieri 393 nuovi positivi e 5 morti - e la Lombardia è al secondo posto tra le regioni con il maggiore incremento di nuovi casi. Siete preoccupati?

Siamo sempre all’erta, ma i numeri dicono che la Lombardia è agli ultimi posti per indice di contagiosità. Nel Lazio, che ha la metà dei nostri abitanti, ci sono 711 ricoverati, in Campania 434. Da noi sono 293. Non è in corso una gara, ma è un dato oggettivo. Stiamo messi meglio.

Quindi non siete preoccupati?

Prudenza e attenzione restano le parole d’ordine. Stiamo facendo un grande lavoro di tracciamento dei positivi, soprattutto asintomatici. A febbraio siamo stati colti di sorpresa, non avevamo strumenti. Abbiamo fermato lo tsunami con le mani, mettendo in campo con grande repentinità un sistema di tracciamento che sta funzionando anche ora. Con una media di 20.000 tamponi al giorno siamo la regione che ne fa di più in assoluto.

Pensate di ricavare altri posti di terapia intensiva?

La crescita, sia pure lenta, dei ricoveri in terapia intensiva, preoccupa tutti. Nei mesi della crisi siamo arrivati a 1808 posti in terapia intensiva, con un aumento del 130 per cento. Abbiamo un piano di ampliamento dei posti in terapia intensiva condiviso col Governo, il commissario per l’emergenza al momento non ha ancora individuato le ditte che devono fare i lavori, ma ci arriveremo.

L’ospedale in Fiera servirà?

Speriamo di no. Ma superati i 150 posti di terapia intensiva collocati nei 17 hub scatta l’apertura dei due ospedali in fiera, quello a Milano e a Bergamo.

Avete riaperto i Covid hospital, come vi state organizzando?

Sin da subito abbiamo individuato questi ospedali che avevano le specialità per ricoverare i pazienti che c’erano e ci sono nella nostra regione. Oggi in terapia intensiva ci sono 39 ricoverati, due in meno rispetto a ieri.

Mascherine e dispositivi di protezione individuale, che mancarono nei giorni della grande emergenza, oggi ci sono?

Si, abbiamo le nostre riserve, in magazzino. Possiamo fronteggiare la situazione.

Anche nelle Rsa?

Ora i pazienti contagiati vengono trasferiti, non restano più nelle strutture, dove il virus era arrivato a dicembre. C’è un rapporto stretto con le Rsa.

Comportamenti individuali e rispetto delle norme anti contagio questa fase sono decisivi. Vede più attenzione rispetto al passato recente?

Sì, quasi tutti indossano le mascherine, mi sembra che ci sia maggiore responsabilità. Resta il tema dei ragazzi e dei luoghi della movida, ma il rispetto delle regole è entrato nella vita quotidiana.

Si va verso l’obbligo della mascherina all’aperto sul territorio nazionale, una stretta sui controlli e si valuta una sorta di copri fuoco con un intervento sugli orari dei locali. Serviranno o andava fatto prima?

Bisogna trovare un equilibrio tra l’esigenza sanitaria e quella economica. In questo, il rispetto delle regole diventa un un elemento centrale. Perché c’è un problema sociale importante. Dobbiamo dare un messaggio a chi è angosciato sul futuro.

Prego.

Con una grande azione sanitaria regionale, con sistemi sempre più efficienti e con il rispetto delle regole riusciremo a convivere col virus.

Subito dopo l’emergenza precisando di non voler fare polemica, lei evidenziò alcune mancanze del Governo nei confronti della Lombardia, Come sono i rapporti oggi con il Ministro Speranza?

Ottimi, Speranza è sempre stato un riferimento razionale e concreto, ci è sempre stato vicino. Quello che pretendiamo da tutti è il rispetto nei confronti della nostra regione, che si valuti oggettivamente la situazione in cui si è trovata e che non si dimentichi che chi ci doveva fornirci strumenti non lo ha fatto.

Si riferisce al Governo?

Non voglio dare colpe al Governo, la crisi ha sorpreso e travolti tutti. Rispettiamo le difficoltà altrui purché siano riconosciute e rispettate le nostre. A un certo punto verso la Lombardia è partita un’azione di attacco inattesa che mi ha fatto male come italiano, rispetto alla quale vorrei dire una cosa.

Che cosa?

Spero che si stia tornando a un sistema di concordia istituzionale che manca nel sindaco di Milano ma è importante animi chi ha davvero potere di decidere. Quindi innanzitutto Governo e Regioni, oggi in prima linea da Nord a Sud.

A proposito, la preoccupa la crescita dei contagi al Sud?

È un problema per tutti. Nei mesi scorsi da parte di alcuni esponenti regionali ma anche giornali del Sud c’è stato quasi come un compiacimento sadico per quello che stava succedendo in Lombardia. Ma non c’è una guerra Nord contro Sud, per questo noi non replichiamo. Con la gran parte dei governatori del Sud il rapporto è sempre stato buono. Non dimentichiamo che una parte dei nostri pazienti in terapia intensiva è stata ricoverata in Puglia, in Sicilia. Noi siamo qui, eventualmente ce ne fosse bisogno, pronti a fare la nostra parte.

Ha parlato dei rapporto con i Governatori. Com’è il suo con Fontana?

Ottimo. Abbiamo vissuto una situazione drammatica condividendo scelte, rabbia, frustrazioni. Mesi durissimi, segnati anche da discussioni sulle scelte da fare. Ma la sintonia umana e antica che ci unisce non è mai venuta meno.

Siete preoccupati per le inchieste in corso?

Abbiamo agito senza pensare se le nostre azioni potessero essere lette in modo malevolo o benevolo, siamo sicuri che una magistratura seria, come è la stragrande maggioranza di quella italiana, lo dimostrerà. Andiamo avanti, siamo molto concentrati sul da farsi. Non allentiamo la tensione.

Cosa vi aspettate, assessore?

Speriamo di preparare un inverno meno drammatico, con una minore pressione sugli ospedali. Covid-19, come ha evidenziato qualche scienziato, si muove in modo ignorante, non segue le regole degli altri coronavirus. Certo, oggi la macchina è molto rodata.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.