Lombardia: a rischio 2 agriturismi su 3 con chiusure anciticipate

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Milano, 27 ott. (askanews) - La chiusura anticipata alle 18 per le attività di ristorazione rischia di penalizzare ulteriormente anche gli oltre mille agriturismi (2 su 3 di quelli attivi in Lombardia) che propongono i piatti tipici del territorio. È quanto afferma Terranostra Lombardia, associazione promossa da Coldiretti che rappresenta e riunisce gli agriturismi, in merito alle nuove disposizioni anti contagio in vigore in tutta Italia. "Le cene sono una voce importante per il bilancio delle nostre aziende - spiega Massimo Grignani, presidente di Terranostra Lombardia - Lo stop di un mese imposto dall'ultimo decreto del presidente del Consiglio dei Ministri rischia di compromettere ancora di più queste attività già colpite dal lockdown della scorsa primavera e che per poter continuare a lavorare hanno recepito tutte le misure di prevenzione richieste dalle autorità competenti". L'asporto e le consegne a domicilio - continua Terranostra Lombardia - sono importanti ma non sufficienti a coprire le perdite provocate dai nuovi divieti. "Perciò - precisa Massimo Grignani - in questa nuova fase di emergenza, con le strutture obbligate alla chiusura serale, diventa fondamentale dare loro la possibilità di rimanere aperte a pranzo anche nei giorni non previsti dalle autorizzazioni aziendali, senza dover ricorrere a ulteriori adempimenti burocratici, per cercare di compensare almeno in parte le cene perse". Gli agriturismi - ricorda Terranostra Lombardia - si trovano in campagna, lontano dagli affollamenti e con spazi adeguati a tavola. Per questo sono luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche e alleggerire gli assembramenti nelle città. Con i nuovi limiti di orario - spiega la Coldiretti - nel settore della ristorazione nel suo complesso si perdono 6 italiani su 10 (63%) che almeno una volta al mese mangiano la sera fuori casa. Il risultato è il drastico crollo dei consumi che mette a rischio un terzo della spesa alimentare degli italiani con un impatto sull'intera filiera alimentare nazionale che - conclude la Coldiretti - perderà oltre un miliardo di euro di fatturato per le mancate vendite di cibo e bevande nel mese interessato dal decreto.