Lombardia tra Omicron, contagi record e caos tamponi, ma resta bianca

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Diverse persone in coda per il test del tampone rapido covid 19 davanti ad una farmacia in porta Venezia a Milano, 18 ottobre 2021.ANSA/MOURAD BALTI TOUATI (Photo: Mourad Balti TouatiANSA)
Diverse persone in coda per il test del tampone rapido covid 19 davanti ad una farmacia in porta Venezia a Milano, 18 ottobre 2021.ANSA/MOURAD BALTI TOUATI (Photo: Mourad Balti TouatiANSA)

Record di nuovi casi, variante Omicron al 40% e lunghe code per fare i tamponi. Ma i dati del monitoraggio settimanale confermano, anche per la prossima settimana, la zona bianca per la Lombardia, annuncia il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana.

La Lombardia registra 12.955 nuovi positivi, record assoluto in regione dall’inizio della pandemia, con 205.847 tamponi per un tasso di positività in crescita del 6.2% (ieri 5,7%). I casi positivi degli ultimi sette giorni sono 51.456, con un incidenza di 513 per 100mila abitanti, ma i ricoverati nei reparti ordinari sono 1.408 (+56 rispetto a ieri), con una percentuale di occupazione di posti letto pari al 13,8%. Sono 162, invece (due in meno di ieri), i ricoverati in terapia intensiva, con un’occupazione dei posti letto del 10,6%.

Il 40% dei casi è di variante Omicron

E anche la diffusione della variante Omicron nella Regione è in continua crescita. La variante del virus colpisce circa il 40% dei nuovi positivi al covid. Al momento, però, i ricoverati con variante Omicron in Lombardia sono solo 6, nessuno dei quali in terapia intensiva, pari al 2%. In tutte le province lombarde, tranne quella di Sondrio, la variante delta ha soppiantato l’alpha e rimane quella più diffusa.

Il caos tamponi

Il problema più grande però al momento sembra essere quello dei tamponi. Negli ultimi giorni, in particolare, si è assistito a un assalto alle farmacie, ai laboratori, alle cliniche e ai drive through. Code chilometriche e ore di attesa per i pazienti che spesso non riescono nemmeno a sottoporsi al test. La situazione è complicata soprattutto a Milano. Nella città c’è chi fa 300 tamponi al giorno, e si lavora fino a esaurimento scorte e in qualche vetrina già si può leggere la scritta: “Fine tamponi”. Il portale informatico per prenotare i tamponi Ats Milano da giorni non funziona bene.

“Da oltre due settimane riceviamo continue segnalazioni di medici che denunciano il malfunzionamento del portale Ats Milano per la prenotazione dei tamponi. Questo non solo crea grandi difficoltà ai medici, di tempo e di risorse, ma li rende anche ‘colpevoli’ di fronte ai pazienti, ulteriormente aumentando il contenzioso medico-paziente, già reso artatamente incandescente da alcune dichiarazioni sconsiderate dell’Assessore al Welfare. Una situazione ingestibile, che si nota dalle lunghe file davanti alle farmacie”. Lo dice in una nota Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano a seguito dell’incontro avvenuto martedì in Regione. “Un incontro in Regione - prosegue la nota - ha messo, positivamente, una ‘pezza’ autorizzando la richiesta del tampone con semplice foglio di ricettario o semplice e-mail del medico al paziente, ma resta il rischio che le strutture non accettino questa modalità e soprattutto fuori dai punti tampone, al freddo, si stanno formando code che durano anche molte ore”. “L’incontro è stato positivo anche perché sembra sia stata accettata la richiesta di utilizzare i Colleghi del Triennio di Formazione in Medicina Generale presso gli hub vaccinali. Tuttavia - precisa Rossi - , siamo molto preoccupati per la situazione dei tamponi ed il malfunzionamento dei sistemi informatici”.

Misure di sorveglianza rafforzate per il personale sanitario

Intanto la Regione cerca in ogni modo di controllare l’aumento dei contagi. Per questo ha rafforzato le misure di sorveglianza per il personale sanitario. Test più frequenti - non più a cadenza mensile, ma settimanale o bisettimanale a seconda delle situazioni. E mascherina Ffp2 per chi è a contatto diretto con i pazienti nei reparti di degenza. Queste le nuove misure. A intervenire è stata la Direzione generale Welfare lombarda disponendo prima di tutto l’aumento della frequenza dei test di monitoraggio per il virus in questi termini: “L’esecuzione dei test per il personale a diretto contatto con pazienti immunosoppressi o operante nei centri dialisi - si legge in una nota - passa da una frequenza di un test ogni 14 giorni a un test ogni 7 giorni. Per il personale sanitario e socio-sanitario non impiegato in contesti con la presenza di soggetti ad alto livello di immunosoppressione, la frequenza dei test viene portata da un test ogni 30 giorni ad almeno un test ogni 14 giorni”. “Queste nuove regole - si legge ancora nella nota - valgono anche per gli operatori socio-sanitari impegnati nelle Rsa”. La Direzione generale Welfare ha inoltre “raccomandato agli ospedali e alle strutture socio-sanitarie l’utilizzo delle mascherine Ffp2 per il personale a diretto contatto con i pazienti nei reparti degenza”. “Si tratta - conclude la nota - di misure preventive volte a rafforzare il cordone sanitario attorno alle persone più fragili e alla protezione degli operatori sanitari sul loro luogo di lavoro, in un delicato momento di recrudescenza dei contagi”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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